lunedì 27 dicembre 2010

Pugno di ferro (prima parte)



IL SILENZIO È LA SEDUZIONE. DEL DIAVOLO E PIù SI TACE PIù. IL DEMONIO DIVENTA TERRIBILE

S.Kirkegaard

Funziona cosi.
Ci sono delle volte in cui ti spingi oltre e ricevi una illuminazione.
Ma è una rivelazione che non puoi comunicare.
A nessuno.
Nemmeno a te stesso perchè arriva talmente veloce da stordirti.
Ti elevi solo per pochi istanti.Per qualche secondo sei molto più di un uomo.
Vedi come sono le cose.Ma dura poco.
E' un istante in cui la tua carne si gonfia di sangue.La tua pelle è percorsa da brividi.Il cervello e' immerso in un siero di piacere liquido,aspro e rovente.
Il tuo cuore finalmente si spegne.Diventa nero.
Smetti di provare sensi di colpa.
Smetti di sentire dolore.Smetti qualsiasi cosa.



La strada per fortuna è ancora lunga.Un enorme rettilineo che sembra non finire mai.Potrei guidare guardando le forme prese dalle nuvole,appoggiando il collo al sedile.
Tanto non incrocerei anima viva per ore.
Mia moglie guarda il deserto di sabbia e rocce senza dire una parola.
I suoi capelli vibrano al vento.Un rigolo di sangue secco le scende dall'orecchio.I Gucci coprono l'occhio tumefatto.
Bellissima.

Ci siamo trasformati assieme.
Per anni abbiamo vissuto entrambi con il sorriso di una vita serena.
La vita normale.
Il film la sera.I pomeriggi in giro,la spiaggia,le risate,silenzi passati a leggere riviste,libri.Le cenette mentre lei aspetta il commento sul piatto dall'altra parte dello stretto tavolino della cucina.
Insomma una vita felice.
Una vita dalla quale però mancava un piccolo,forse insignificante tassello.
Credo sia una sensazione comune a tutti.Quello che è davvero raro è capire dove la tua natura spinga alla ricerca del pezzo mancante del puzzle.
Probabimente siamo diventati quelli che un tempo guardavamo con una certa pietà.
Quando ci siamo conosciuti,all'università,eravamo ancora cosi stupidi da sentirci diversi dal resto del mondo.
Di solito questa cazzata passa prima.Tipo al liceo hai gia smesso di crederti diverso.
A ben vedere,un pò diversi lo eravamo davvero,ma solo ora lo capiamo.
E' probabile sia meglio vivere una vita senza domandarsi mai cosa ci sia sotto questo strato di carne e sentimenti.Ma una volta che ti spingi oltre ti rendi conto che è possibile lasciare temporaneamente questa maschera da uomini per diventare qualcosa di diverso.
Mostri magari.Non lo so.

E' difficile rintracciare il momento esatto in cui nascono certe cose.Forse dal legame profondo tra me e mia moglie e dalla nostra intima,macabra complicità.
Una notte ci siamo raccontati le nostre più segrete fantasie.I nostri più malatii desideri.Le cose che mai avremmo confessato a nessuno.
Difficilmente anche a noi stessi.
L'illuminazione è stata li.Nel trovare la stessa identica deformazione interiore.
Non che non lo sapessimo già di essere intimamente simili,ma fino a questo punto...
Il desiderio di dominazione.
Ben diverso da quella vaga idea di ribellione che avevamo quando eravamo stupidi.O giovani se vuoi ma è uguale.
E' qualcosa che non ha nulla a che fare con il sesso.Meglio specificarlo perchè qualcuno potrebbe pensarlo.
Riguarda piuttosto l'essere padroni assoluti della vita.Della propria vita.
Ma questo comprende esserlo anche degli altri.
Essere amorali.
Ci siamo convinti che da qualche parte,in qualche sudicio bar,o nell'angolo umido di qualche strada poco illuminata o magari nel bel mezzi del lavoro,o una sera,durante il tragico rito satanico dell'aperitivo,saremmo improvvisamente mutati.
Bruciando in una fiammata unica il bozzolo di persone normali emergiamo come perfetti uomini farfalla.Perfetti e senza ali.
Spaventosi insomma.Creati per camminare in mezzo alla gente facendola scansare.
Fare paura.


Ed è successo.
E' iniziato piano.Dopo un tamponamento.
La strada ghiacciata.
Un tizio con la pancia,in giacca,camicia sbottonata nonostante il freddo che urlava,insultando,minacciando,guardandoci con rabbia.Respiro pesante.
Cose che succedono a quanto pare.
Spesso l'uomo cerca di dominare la situazione.Cerca di ragionare e di appianare.Evita di lasciarsi andare ai suoi istinti,se ne ha.
Quante volte è successo di doversi controllare.Di dire "calma",di repirare a fondo.Magari incazzarsi dopo.Infuriarsi si,ma dopo.
Da solo.
E invece quella volta no.E' stata una scintilla.Guardando negli occhi mia moglie.
Due occhi silenziosi ma crudeli.E' come se dicesse ammazzalo,facciamola finita.
Dentro qualcosa si è rotto.Una specie di diga,e il primo zampillo di questa esplosione è stato un pugno dritto nel naso del tizio,che facendosi improvvisamente muto,cade a terra.
Mia moglie guarda in silenzio,senza nessuna espressione,i miei calci che colpiscono.
E poi ce ne andiamo.Basta.
Tutto questo nel silenzio.Non ne parla nemmeno dopo.
La prima cosa che dice riguarda la cena,le cose da prendere.Ma io ho le scarpe sporche di sangue.
Eppure non ne parla più.Nemmeno la mattina dopo.
Non ne parla più.
Il fatto è che io mi sento bene.Dopo quella sera mi sono sentito una persona migliore.Temevo il giudizio di mia moglie.Temevo che quel silenzio nascondesse paura,o disprezzo.Invece zero.
Magari l'ha letto nell'ultimo numero di Elle Lasciare che il proprio uomo sia un animale fa bene alla coppia..
Il silenzio è complicità.


Non ero ancora davvero un uomo nuovo.
Ero solo uno di quelli che la mattina si aggiusta la cravatta prima di uscire mentre il caffè si raffredda nella tazza,in cucina.
Un colletto bianco,che una volta nella vita ha avuto un sussulto.
Tanto basta per guardarmi negli occhi,mentre mi infilo la giacca.Cosa che non succedeva da tanto.
Quella mattina ho preso ha schiaffi un tizio con un giubbotto lucido come un sacco di immondizia.
Camminava con le gambe aperte in modo ridicolo.Movenze bifolche.
Urlava dietro alla sua ragazza che muta,schiacciata tra le spalle,rossa in viso,subiva questo coglione con gli occhiali a specchio.Occhiali che sono volati immediatamente in mezzo alla strada,e al primo sguardo di reazione il suo naso è esploso in una nuvoletta rossa.
Poi me ne sono andato a lavoro.
La gente guardava me e guardava il tizio a terra che bestemmiava,con la ragazza che gli reggeva la testa.
Denuncie,casini,niente di tutto questo mi interessava.

Tornando a casa scopro che mia moglie la stessa mattina ha sputato addosso ad una battona,probabilmente ubriaca,che ridendo aveva avuto da ridire sul suo portamento rigido.
La scopa in culo è una espressione che gradisce poco.

In quei giorni,ho preteso una trasformazione.Ed ero convinto,silenziosamente,la pretendeva anche mia moglie.
Mutare nel viso,nella voce,nello sguardo.Pretendere giustizia.Pretendere di essere una carne nuova.
Due sfolgoranti corpi lucenti e levigati in mezzo a flaccidi bozzolo pallidi.
Superiori.
Ecco quello che dovevamo diventare.
Fanculo la vita sicura e tranquilla.Fanculo essere persone dignitose.
Poi sono convinto sia il desiderio di tutti.
Quando guardiamo qualche film siamo tutti attratti dall'assassino,dal genio malignio,da chi è in grado di non aver paura,ne coscienza.
Diventarlo,ho sempre pensato, deve essere il più difficile dei percorsi.
Invece è un attimo,se dentro il guscio di uomo c'e quella creatura lucente che non ha pietà ne paura.

Una sera fuori da un centro commerciale un tizio prende a calci un cane che gli ha pisciato sulla preziosa ruota dell'altrettanto preziosa Passat.
Al primo guaito io gli sono gia addosso sparandogli un calcio tanto forte da non sentirmi piùla gamba.Standogli sopra i miei pugni sono uno piu forte dell'altro.Ad ogni pungo la carica del mio braccio si fa sempre piu tesa.
E mentre sto smettendo arriva lei,a piazzargli la punta della scarpa in bocca a tutta velocità.Giusto il tempo di sentire qualcuno urlare che siamo gia dileguati.

Io felice.Una felicità severa.Soddisfazione.
Lei silenzio.Silenzio sereno,tranquillo come se fosse la cosa più normale del mondo.E come il solito,nemmeno una parola a riguardo.Mette un cd di Beyonce e canta,muovendo la testa sul collo coma una nera da ghetto.Fossimo stati persone comuni avremmo solo sognato di farlo,immaginato più e più volte nella nostra testa.Una replica continua di violenza rabbiosa.Invece l'abbiamo fatto.
La realtà è ben migliore.La giustizia fa bene a tutti.

Una sera sfogliando Glamour e ascoltando una sparatoria alla Tv in uno di quei film del cazzo americani,mi dice:
-Certo sarebbe bello averne una-
Bloccandomi un attimo capisco si riferisce ad una pistola.Non alza lo sguardo dalle pagine.Anzi sembra molto attratta da un paio di scarpe.
-Beh ci vorrebbe il porto d'armi...-
lo dico solo per provare ad essere ragionevole.
-Per queste scarpe?si probabilmente-

Facile far degenerare tutto.

martedì 14 dicembre 2010

1985



Darling Nikki è una canzone di Satana.Non c'è dubbio.
Una marcetta misteriosa.C'è qualcosa di furbo,qualcosa di sporco.Come se qualcuno ti sbirciasse ridendo e mostrando i denti da dentro l'armadio,tra le camicie e i pantaloni.
Prince di sicuro ha fatto un patto con il diavolo per questa canzone.Poi alla fine quel gospel rovesciato fa capire tutto.Praticamente Satana ti appare in un vicolo cieco tra sacchi di immondizzia e bidoni.La pioggia continua a cadere leggera.E tu rimani paralizzato.
Ti svegli con i brividi.
Il vinile si è incantato nel solco più nero e oscuro.L'ansimo inquietante di Prince.
Quando ho fatto girare il gospel finale all'incontrario diceva Il signore arriverà presto.Prince mi fa paura.

Se ti affacci di notte senti un profumo di freddo a questa altezza.Senti al massimo qualche sirena lontana da questo lato dela città.
I grattacieli del centro sembrano retro-illuminati da una luce pallida.Costante.Morbida.
Mtv passa la faccia spenta in stand-by di Withney Huston con dietro una parete di dischi d'oro.
Potrei decidermi a fare un giro invece di stare qui a guardare i Police urlare incazzati "I want my MTV" alla tv.
Raggiungere il centro,sfidando il gelo.Magari potrei approfittarne e buttare tutte quelle bottiglie vuote sotto il tavolo.
I sacchi neri delle immondizie sbarrano l'ingresso al vicolo cieco di fianco al mio palazzo.Lo stesso vicolo umido e nero del mio incubo di Darling Nikki.
L'istinto fa guardare in fondo.Per vedere se qualche ghigno freddo mi sta aspettando.
In fondo questa è Sodoma e Gomorra.O qualcosa di simile.
Con un brivido salgo in macchina veloce.Che è meglio.
Si crepa dal freddo.Non so come faccia quel tipo che dorme dentro gli scatoloni sul bordo sul marciapiede.Ho quasi il dubbio che sia morto ma mentre passa l'ultimo treno alza la testa e mi guarda.Sorride.
Anzi ghigna,con gli occhi sbarrati e quei denti bianchi e giganteschi.
Un po come il diavolo di Darling Nikki.
Accelerando,lasciandomi alle spalle il mio buio quartiere corro verso la luce.
Quando passi sul ponte,tiri giù il finestrino e da in fondo al buio,dal mare, arriva una fredda brezza che ha qualcosa di sconosciuto.
Di notte questa città sembra davvero agli ultimi brindisi prima della fine.Questa città ha davvero qualcosa di apocalittico.Un vento freddo che ti tiene sveglio e che sembra anticipare qualcosa di terribile.Qualcosa che arriva dal buio,dal mare.
Perchè basterebbe davvero un soffio e tutte queste luci,questi sorrisi ubriachi,le insegne luminose di Times square,Mtv,i Duran Duran,la coca nei bagni,le puttane,l'AIDS,le sparatorie ad Harlem,il rap,le auto,tutto questo finirebbe.
Tutto spazzato via in un botto di calore.Una luce all'orizzonte nero del mare.E poi basta.
Ecco perche il diavolo sogghigna quando suona Darling Nikki.
Insomma la fine del mondo è sempre dietro l'angolo della notte.Accompagnata da Goodbye is foreverdegli Arcadia.
Poco importa se l'altro giorno Ronald Reagan e Michail Gorbačëv si sono incontrati.Non cambia nulla.
Eppure la paura che vibra sotto ogni sorriso,sotto ogni gioiosa esplosione di libertà che scorre nelle strade di questa città,è il vero battito delle nostre vite.
Immagina un mondo ancora peggiore.
Un mondo senza nemici.Senza mostri aldilà del mare.Senza motivi di andare avanti.Un mondo così,tanto per fare.Senza nostalgia e senza demoni che sorridono alle tue spalle.
Un mondo che rallenta i giri senza forza.
E' cosi che finirebbe il mondo.Finirebbe di noia.

lunedì 25 ottobre 2010

E' solo un deserto.




Da qualche mese qui è cambiato tutto.
E'il paesino dove sono cresciuto.Il paesino che ovviamente,giustamente,ho odiato.
Ma è anche il paesino dove ancora oggi continuo a vivere,non smettendo di disprezzarlo.
E' solo un paesino.Il nome non contava fino a poco tempo fà.
Nessuno può avere interesse a riguardo.Ma oggi è il centro del mondo.
O per lo meno il centro dell'Italia.
E' davvero un ammasso di case mollato di peso in mezzo alla campagna più secca e sterile.
Ma oggi è quel posto dove si vedono cameraman arrampicarsi,aggrapparsi ai cancelli per riprender meglio,giornaliste sotto la pioggia imperterrite con lo sguardo pietrificato,e nuvole di gente fisse sotto le luci,nonostante il vento.
E' cominciato tutto durante l'estate.
Una di quelle mocciose con le t-shirt di Emily strange,i braccialetti di plastica rosa e piercing sotto il labbro.
Scomparsa.Una sedicenne sparita nel nulla.
Niente di cosi nuovo.
Eppure l'immagine di questa moretta dagli occhi azzurri,comincia a comparire in Tv.E immaginate il paesino...
Tensione.Eccitazione.
Cominciano a dare scosse all'asfalto rotto delle strade.Ma è ancora presto.
I bar brillano di spiegazioni certe e sicure sulla sparizione,con tanto di giudizi pesanti sulla suddetta mocciosa.O altrettanto sicuri anatemi verso internet e gli stranieri.
Tutti scienziati.Come sempre.
Davvero questo paese,a volte mi chiedo perche non venga raso al suolo.Assomiglierebbe di più a quello che in realtà è.
Un vero deserto.Sembrano villette,stradine e giardini.Ti sembra di vedere un municipio,una chiesa,una fontana,ma è un deserto in realtà.
Un deserto morale.Una specie di Texas della mente.
Un posto dove il tempo si è fermato al degrado.Una eterna periferia.
Dove ci si fanno ancora le pere.Dove esiste ancora la sala giochi.Dove si fanno ancora le risse davanti alle giostre.Ancora i giubbotti in jeans e le canottiere gialle.Dove credo ci si lavi ancora poco,sopratutto dentro.
E infatti...
La fine dell'estate ha visto diventare un volto comune quello della ragazzina scomparsa.Ma la verità doveva ancora arrivare.E arriva con una confessione.
Il padre.
Mentre tutti cercavano ovunque,la terra secca delle campagne assorbiva la carne morta gonfia e nera della piccola ormai cadavere.
Uccisa dal padre quindi.Uccisa dopo essere stata violentata,a quanto pare.
E a quanto pare non era una novità il fatto che venisse molestata,e sempre a quanto pare non era un segreto e un mistero nemmeno in casa.
Ed ecco quindi la manifestazione luminosa e catodica del degrado e dell'ignoranza rimbalzata in ogni casa d'Italia.
Continuamente.
Il nome del mio paese diventa in poco tempo il simbolo metafisico della bestialità.E dire che nessuno ne conosceva l'esistenza fino a qualche mese fa.
Oggi però è quasi un luogo comune a tutti.Dove risiedono le cose peggiori.
Oggi tutta l'Italia vuole sapere.Vuole conoscere gli sviluppi.Tutti vogliono sentire cosa succede.Vogliono sapere quante volte è stata violentata.Come è stata uccisa.Se è stata picchiata.Quanto ci ha messo a morire.Se ha urlato.Se ha pianto.Chissà la faccia del padre.E la sorella?Pare che sapesse.Come dormiva la notte?Come guardava suo padre?
Tutti hanno pensato almeno per un momento come sia mettere il cazzo nel culo di propria figlia.Lo hanno pensato perchè tutti sanno che è contronatura.Eppure è successo.Lo hanno pensato almeno per sentire crescere il disgusto dentro di se,con la paura di non trovarlo.Per avere conferma di essere diversi.Proprio perchè in quella famiglia risiedeva la normalità.
Niente che sembrasse sbagliato.Vita normale.
Gite fuoriporta.Scuola.Lavoro.Mutui.Sacrifici.Lavoro.Insulti agli stranieri.Insulti agli zingari.Discussioni a tavola.Risate.Incazzature.La normalità.Bestemmie.Sindacati.Addormentarsi sul divano.
E allora che è successo.Questo tutti lo vogliono sapere,per sentirsi diversi.

I giornalisti stazionano fuori dalla casa dell'orrore (cosi la chiamano loro) in un continuo blaterale,con facce contrite e tristi.Ma quando finisce la diretta ridono eccome.Giustamente.
L'iportante è che rimangano.
Il paese sembra averne bisogno.Perchè da quando sono qui sembra vivere una seconda giovinezza.
Una massa di gente non fa altro che stazionare dalle parti della casa,in attesa di novità,di un collegamento in diretta,di un arrivo dei carabinieri per altri sopraluoghi.
E la domenica arrivano i turisti.
Vanno a fare foto alla villetta.Si fanno le foto vicini ai giornalisti dal volto noto.Si fanno le foto con il volto serio,per rispetto dicono.
MA alcuni ridono.
Fanno esplodere i bar,l'unico ristorante del paese.
Cartoni di pizza vuoti lasciati un pò ovunque.
Forse a qualcuno disturba,ma nessuno osa opporsi a tutto questo.
La tragedia sta facendo rivivere questo villaggio sperduto nelle trasmissioni del pomeriggio,tra un balletto e una risata.
Zoom spietati sugli occhi lucidi della sorella.Zoom che non staccano mai.Rimangono li.Come il fermo immagine di un pompino in un film porno.Uguale.
Quando passo in macchina,sotto la pioggia e le foglie secche che cadono,è tanta la voglia di accelerare e schiantarmi sulle troupe di giornalisti piazzati in attesa della diretta,travolgere l'ammasso di famiglie che stazionano a fare da pubblico.Fare da tritacarne,magari in diretta.Proprio ora che questo posto sembra la nuova casa di tutti.
Ora che l'assassino è diventato solo il papà.Nemmeno il padre.
Il papà.
E' qualcosa che nausea.Un po come la faccia contrita dei giornalisti.Come quando si parlava della mamma di Cogne.
Nausea.
Perchè in fondo a nessuno dispiace veramente di tutto questo.Anzi.
Si fa a gara a chi racconta per primo l'ultima notizia riguardo la morte della pupetta.E' l'unico argomento.Gli scienziati di piazza sanno tutto ora.Ora che ci pensano c'era qualcosa di strano.Ora che ci pensano qualcuno lo sapeva.
I parcheggi vuoti dei supermercati e i ragazzi con gli scooter.
Le immondizie lasciate per giorni fuori dai cassonetti.
Biciclette legate ai pali.Gel per capelli.Musica ad alto volume.
Macchine customizzate.
E un giovane cadavere.
Questo è il mio paese.Oggi il suo nome è simbolo di tutto questo.

mercoledì 20 ottobre 2010

Bruma




Cazzo mi mancava.
Avere la testa bagnata e le ossa inumidite mi mancava.
La nebbia quando arriva risveglia in me vecchie immagini di infanzia.Da bambino passavo i pomeriggi in campagna,nella casa dei miei nonni.
Beh gli alberi secchi,neri e umidi immersi in un bianco fluido lasciano una bella immagine fredda nella mente.
Erano bei momenti di solitudine.Un bambino bizzarro non c'e che dire.Gotico direbbe qualcuno ridendo.
Quindi ecco.Il riapparire della nebbia riaccende il bambino gotico grande che oggi siede in macchina e lento torna a casa,cercando di non finire in un fosso.
Per molti è un vero disagio.Non vedere una sega,sopratutto di notte non è l'ideale per chi deve farsi strada.
A me però piace.Che vi devo dire.
Tutto si rallenta,tutto diventa silenzioso,ma cosa più importante,tutto scompare.
Ecco,al massimo rimangono le malaticce luci giallastre dei lampioni a comparire ogni tanto.Ma niente di più.

La vecchia di casa,nonna di mia madre,con la sua pelle di cartone e il suo unico dente,raccontava ai bambini di non uscire mai con la nebbia.I fantasmi delle campagne avrebbero certo fatto di tutto,nascosti nel caivo,per portarci via con loro.
Insomma le stronzate che le vecchie raccontano ai piccoli per il gusto di vederli credere a qualcosa a cui nessuno crede più.
Ovviamente nemmeno da bambino ci ho mai creduto.Anzi la cosa mi attirava.Preso com'ero dalle storie di paura.Non facevo altro che immaginare visi spettrali apparire sulle finestre della casa abbandonata in fondo alla strada.
Per chi ha di queste fascinazioni,la campagna Veneta è un luogo fantastico,habitat naturale di apparizioni e leggende.
Una volta ,mentre lanciavo sassi nel fosso,mi sembrò di vedere uno straccio di carrozza guidata da due cavalli neri,correre lungo lo stradone di terra che attraversava i campi di mio nonno.
Nascosto dietro un albero,il me stesso bambino gotico a dieci anni,guardava questa carrozza correre lenta e silenziosa.
Senza nessun rumore,la carrozza spariva.Inghiottita dal peso della densa nebbia pomeridiana.
Camminando sulle foglie secche,decomposte e piene di cimici mi chiedevo chi fosse l'idiota che se ne andava in giro in carrozza,nel mezzo della campagna Veneta in pieni anni ottanta poi.

Insomma stasera la nebbia è grumosa,buia,fredda.Sembra la nebbia di un vecchio film.Quasi finta come quella della macchina del fumo.LA nebbia di quando ero bambino e c'erano solo campi e fossi a buttare su la foschia.
Il riscaldamento dell'auto aiuta la mia stanchezza a farsi torpore.
Si,mi piace la nebbia proprio perchè sà di torpore invernale.
L'idea di passare proprio per le campagne,spezzate ora dalle luci al neon di un paio di fabbriche,mi viene proprio grazie a questa serata.La voglia di ripercorrere i campi della mia infanzia mi fa dimenticare che a casa mi aspetta una poltrona morbida e accogliente.
Attraversando la vecchia strada di terra,che ora e' un manto nero di asfalto,penso al fatto che dovrei cucinare qualcosa,ma penso anche che una scatoletta in frigo la trovo sicuramente.
Accendere la Tv,dimenticare di lavarsi,addormentarsi,risvegliarsi in piena notte con le tizie dei numeri erotici sullo schermo,trascinarsi a letto vestiti.
Ad interrompere il flusso di pensieri è la mia macchina che inchioda sull'asfalto.
Ed è esattamente il rumore dei miei freni l'unico suono che si sente,mentre un enorme rottame motorizzato,un auto nera dalla carrozzeria devastata e sporca,con i fari spenti,i vetri posteriori rotti,lenta come se galleggiasse,mi attraversa la strada,arrivando proprio dal campo,e sempre nel silenzio più assoluto,scopare,ripiombando nel petrolio nebbioso di stanotte.

sabato 16 ottobre 2010

Tutti secernono qualcosa.


"L'amore – un incontro di due salive... Tutti i sentimenti attingono il loro assoluto dalla miseria delle ghiandole" E.CIORAN


Aprire carcasse di corpi morti e freddi sicuramente non aiuta a guarire dalla mia strana ossessione.Eseguire autopsie,anzi la accuisce.
Da medico non posso fare a meno di guardare un essere vivente,morente,o deceduto da tempo,come stretta forma e funzione.Come sostanza biologica e reazione chimica.Semplice funzione.Come un geologo osserva una roccia.
Si probabilmente l'essere un medico legale ha aiutato la mia condizione.Il mio sguardo non è quello di un uomo.
Gia da bambino a volte mi fermavo a fissare i volti della gente.Rimanevo a guardare i sorrisi,le risate.Le smorfie,le contrazioni i sussulti della carne del viso.Gli occhi contratti.Le voci.I suoni emessi.
L'assurda forma dell'essere umano è la mia ossessione.
Significa guardare con gli stessi occhi di una vita che piomba nel nostro mondo da una realtà a noi sconosciuta.
Mi capita nel bel mezzo di una serata allegra.Durante un concerto,oppure mentre passeggio in centro.Quando sono solo,mentre guardo la TV,durante un amplesso o alla fine di un lungo bacio.
Niente mi leva dalla testa che siamo esseri fondamentalmente osceni.Certo in alcune giornate di clemenza ritengo la mia specie quantomeno bizzarra,ma in genere non può che suscitare un certo ribrezzo.
Ma insomma,come non si fa a guardare oltre le consuetudini che la nostra stessa natura ci impone...
Vediamo uomini,donne,bambini muoversi,correre,parlare,urlare,ridere,semplicemente camminare,stare fermi e seduti.Alcuni ci appaiono belli,alcuni orrendi,alcuni indifferenti,alcuni ci affascinano,alcuni ci respingono,alcuni ci attraggono.Sono corpi pulsanti di vita.Corpi come il nostro.
Dobbiamo immaginare per un momento di non averlo mai avuto un corpo,e di non sapere nemmeno cosa sia.
Immaginiamo di provenire da altre realta',da altri pianeti e incontrare un essere umano.
Guardiamoci.
Un blocco semisolido dal quale spuntano quattro protuberanze lunghe e sformate.Dai movimenti convulsi e confusi.Alle estremita di ognuna altre cinque piccole escrescenze.Il tutto rivestito da un tessuto spugnoso e spesso unto dal colore indefinibile chiamato pelle.Una palla nella quale è scavato un buco umido e profondo chiamato bocca.
Due sfere bianche e bagnate emergono da altri due strappi.Si muovono nervosi e si chiamani occhi.
Due scarabocchi di carne chiamati orecchie.Una protuberanza ossuta,bucata e sibilante chiamata naso.
Una specie di sacco puzzolente contenente una serie di masse umide e viscide chiamate organi.
Ad ogni sollecitazione,suoni confusi,osceni,atroci escono dal profondo di quell'ammasso di carne e ossa chiamato corpo.Corpi che si toccano,si sbattono,si penetrano,emettono urla e sospiri.Suoni bizzarri di creature bizzarre.
E questi corpi esplodono di luquidi.
Fluidi rossi,fluidi maleodoranti e caldi.Fluidi biancastri e vischiosi.Ammassi bagnati di putrida sostanza.Ogni orribile corpo non smette un attimo di secernere qualcosa.Tutti noi non smettiamo mai di secernere qualcosa.
Finche il corpo è vivo,il corpo è bagnato.Baganto di caldo,bagnato di denso,di fredda sostanza,bagnato di grasso,bagnato di calore,bagnato di piacere.Semplicemente bagnato.E una volta che smette di vivere,questo sacco umido ululante e contorto diventa duro e scuro.Marcisce ed emette putrescenza,vermi e malattie.
Siamo davvero creature bizzarre.Eppure la magia della nostra vita è quella di vedere solo bellezza.Ognuno di noi sente il bisogno di abbracciare qualcosa di simile a noi stessi.Un altro corpo.
Riconoscersi.
E sopratutto continuare a secernere qualcosa.

lunedì 20 settembre 2010

La notte finisce troppo presto.



Lo so che è stupido cedere alla propria rabbia quando ci si trova stretti da quattro mura,improvvisamente più umide di quanto si ricordasse.Lo so che è stupido arrendersi cosi ai propri lati oscuri.Ma c'e un male ben più acido di qualsiasi vera malattia.E' un male che quando reagisce con le difese,fa emergere mostri dagli specchi,dalle pareti,dall'interno di noi stessi.Ci cambia.E se non l'avete capito è della solitudine che parlo.
Non è quella beata oasi di speranza monastica a cui molti aspirano,quella solitudine che odora forte di troppo amore per se stessi.Parlo della solitudine di chi è privato delle forze.Di chi è condannato a se stesso.La peggiore delle sentenze.
E quindi è cosi che si diventa.Rabbiosi.
Desiderosi di crescere quel piccolo globo oscuro di male che cova all'interno dell'intestino.
E' quella creatura crescente che ti spinge ad evitare ogni luogo dove esplodano risate e brindisi d'allegria.
E' una spinta nera verso la carne,verso confini scivolosi,verso sofferenze che assomigliano sempre di più a carezze.A quelle che un tempo avresti chiamato coccole.
Non è quindi una serata tra amici quello che cerchi.Non è una notte pacifica,o un cielo stellato quello di cui hai bisogno.
E' la furibonda lotta sotto un palco quello in cui vuoi trovarti.
Uno scontro ad armi impari,una bolla pulsante di carne e sudore,di pelle graffiata,di occhi neri e botte in testa.Di risse scoppiate e sedate in pochi istanti sotto gli sputi di un cantante urlante e di una batteria infernale.Non basta nemmeno pompare nel cuore i più crudeli e infernali pensieri.
Una parvenza di cura,forse,è la necessità della propria perversione,dello spremere via ogni sentimento del quale siano imbevute le carni.
Ma non è nemmeno lo squallido spettacolo bondage a guarirti.Nemmeno la palla in bocca alla scheletrica modella legata e appesa al soffitto del locale a farti sentire meglio.Non lo farebbe nemmeno la piu profonda frustata su quella bianca schiena.Nemmeno se si contorcesse dal dolore e dal piacere.
Nemmeno le carni trafitte e appese nelle più selvagge sospensioni.Nemmeno il sesso orale consumato a metà nella più sporca darkroom tra fazzoletti secchi di sperma e boccette di popper finite a terra.
E' in quel momento che inizia la paura.Il tuo monologo interiore.
Ma non è il mercurio al posto del sangue che la rabbia ti pompa nel cervello.Non sono le puttane gotiche e le maschere antigas dei peggiori mostri da dancefloor.Non sono gli occhi brucianti di febbre del tossico sudato che fissa le luci UV.
Non sono i Velvet Acid Christ.
Non è il clangore malefico che urla dal sound system e che fa muovere i culi racchiusi in calze a rete e body in pelle.Non sono le urla sataniche degli Hocico.
Non sono i beat disperati che scuotono il pavimento.
Non sono i cessi maleodoranti.Non sono le bottiglie rotte in testa.
Non è il viso pallido macchiato di lacrime e rimmel di una lolita inginocchiata di fronte al proprio vomito.
Niente di tutto questo.
C'e una sola cosa che ti terrorizza.
Quando ti accorgi che la notte finisce troppo presto.
Perche è quando ti lasci alle spalle tutto questo,che ti trovi di fronte ad un mostro di luce.La luce del giorno che scopre la strada verso casa.Una strada cruda e gelida.Troppo reale per essere accettabile.Una strada grigia che conduce di nuovo verso l'umido cuore del tuo male peggiore.Una peste chiamata solitudine.

domenica 22 agosto 2010

Dedicato ad un amico


Parliamoci chiaro.Da questa stronzata non torneremo indietro.E va bene che sia cosi.
Anzi è il senso ultimo della cosa.Se ci fosse da tornare non avrebbe significato tutto questo.

A svegliarmi è stato il profumo di carne alla griglia.
Il sole doveva essere calato da ore.Dopo una notte insonne passata a pensare e una mattina intera di viaggio avevo bisogno di un lungo sonno.
Dormire nella stanza che ha visto i miei sonnellini di bambino ha un valore davvero simbolico.La vecchia casa lasciatami dai nonni paterni.La casa dove "il mio corpo fanciulletto giace" in pratica.

Quando si muore si rivede tutta la propria vita.
Non ho mai capito sta frase.L'ho sempre immaginata come un instante,una sequenza di pochi secondi, in cui scorre una sorta di film.Una frase cinematografica e niente di più.Però ora, forse comincio a capirne il senso.
Una lenta maniera di rendersi conto delle cose.Un flusso di coscienza difficile da arrestare.In fondo è proprio ora che ho aperto gli occhi,sentendo il profumo dei fuochi portato dall'aria,che vedo in maniera cruda e totale la mia vita fino ad oggi.Non mi ero ancora reso conto di quanto fortunato io sia stato a vivere i miei anni di fuoco da protagonista.Vivere inimitabile diceva qualcuno.Ma allo stesso modo mi rendo conto amaramente di quanto siano stati buttati gli ultimi anni di anonimato,di vita "normale", di vita civile.
La sensazione deve essere stata la stessa di tutti noi.Trascinati ciecamente dal richiamo del nostro ardere interiore.Mai sopito,mai spento del tutto,soltato in attesa di riprendere vita in maniera definitiva e probabilmente devastante.

La settembrina sagra di paese è la scena ideale per il nostro solenne incontro dopo tanti anni.Stringersi la mano con un sorriso triste e non voler lasciarla più.Tutto è nato da me e lui in fondo.

."Alla fine ci siamo arrivati.Qui si rischia sul serio di rimanere secchi"-


Addentando una salsiccia questa affermazione rende meglio il senso di noi vent'anni fa.Fregarsene di tutto.Anche della morte.Poi ci siamo trasformati.Abbiamo abbandonato.
Quando hanno arrestato lui,ci siamo trasformati in parodie di noi stessi.
Ma non è semplice dimenticare di essere stati criminali per vocazione.
Per quasi otto anni siamo stati una delle bande criminali più importanti d'Italia.Abbiamo fatto tutto quel cazzo che ci pareva.Per noi non c'era legge,al di fuori della nostra.Quando hanno beccato lui,il piu umile e il più silenzioso dei nostri,quello che al tempo sembrava il meno convinto della propria vita criminale,pensavamo fosse questione di giorni.E invece no...
Quasi trent'anni di silenzio.Pagati giorno per giorno.Nella nostro vergognoso mutismo,quando abbiamo deciso di dividerci e di abbandonare la vita criminale.
E' stato qualche settimana fa, la certezza,che le cose stavano per degenerare.

La sua telefonata,dopo anni e anni.Sentire la sua voce mi ha congelato.Il mio migliore amico,compagno di tante cazzate e di tanti momenti grandiosi.
Il male non gli lascia scampo.Qualche mese al massimo.Nessuno di noi è fatto per morire su di un letto d'ospedale.
Rifondare la vecchia banda per una ultima azione è davvero da film,ma è la degna conclusione della nostra vita.
Un ultimo assalto alla prigione dove,in silenzio,da vent'anni si trascina sepellito li l'unico di noi ad aver pagato.
Vivere cosi è stata una vergogna.E ora è tempo di pagare.
Nel peggiore dei casi finiremo in una cella fino alla fine dei nostri giorni.Nel migliore dei casi moriremo trivellati dai colpi dei mitra.
Liberarlo e riuscire a farla franca,beh,questo sarebbe davvero da film.

A volte emerge dal nulla.Quando sei contretto a romperti il culo,quando sei constretto a stare ai comodi di qualche povero idiota,quando sei costretto a vedere ingiustizie.Allora li emerge quel lato di te,che ti cambia gli occhi,che ti cambia la voce.Quella faccia di te che anni fa entrava in una banca congelando chiunque con lo sguardo,e senza esitare essere pronti a sparare.
Eppure essere costretti a soffocarlo.
E tutto questo sapendo che qualcuno sta pagando il tuo passato per te.

La festa notturna di paese.Tavole divorate dai tarli.Griglie brucianti carne.Musica e vino.
Sgranchirsi le ossa.Allungare i muscoli fino a che il cervello si riempia di sangue.
Essere svegli completamente.
Pisciando in riva al fosso,di fronte alla vecchia casa.Proprio come facevamo un tempo.Non usavamo mai il bagno.Sempre fuori.Anche di inverno.
L'odore di merda di vacca che arriva dai campi mi riporta indietro di anni.Quando i pomeriggi di Agosto correvamo in bicicletta tra le strade polverose della mia campagna.
La polvere rossa ci riempiva i vestiti e la nostra pelle scottata dal sole.
Mentre mi svuoto la vescica sale la musica alle mie spalle,dietro la chiesa.
Forse non mi rendo ancora conto che questa è la mia ultima notte serena.
Domani partirò per il mio ultimo viaggio.
Ultimo perche non c'è ritorno.Non c'e modo di tornare.
Una strana festa di paese.Sfrenata.Liberatoria.Direi quasi pagana.
-"Cazzo dovevi tornare tu per una cosa del genere."
I balli e le risate assumono toni infernali ad ogni mi passo.Coppie di vecchi schifosi,ubriachi seminudi e flaccidi,ballano in maniera oscena.
Le pelli grinzose si strusciano e le bocche sdentate si aprono ballando a cerchio lontano dai falò e dalle fisarmoniche.
-"Ma che cazzo succede stanotte.."
La sfrenate furia dionisiaca della carne si manifesta proprio questa notte.L'ultima notte da anonimo cittadino.La fine della vita inutile.
Proprio nel lato piu buio e nascosto del piazzale della festa.Seduto lungo un fosso,lontano dal calore dei fuochi,ridendo,un vecchio completamente nudo con una bottiglia in mano ci da il senso del confine.Del senso liminale.Del passaggio.Questa notte è il rito di passaggio.



Il sole si è alzato ed è ora di andare.
"Ci aspettano tutti li.Ci incontreremo in quel piccolo chiosco sul lago,te lo ricordi"
-"ovvio"
-"e questo te lo ricordi?"

Guardando l'enorme albero al quale era appoggiato,non so spiegare quanto profonda,quanto forte sia la commozione di rivedere il nodoso arbusto dove ci arrampiacavamo da bambini.Come se qualcuno si aggrappasse al mio cuore.
Non potevo dimenticarlo.E' sempre rimasto li dietro l'angolo della mia mente.Ma rivederlo ora è come quando,in sogno vedi una persona amata che sai di non poter rivedere più.
Tutto quello che ho vissuto fino ad ora,non lo rivedrò mai più.
Ecco la fine del film della mia vita.Semplice.

Un viaggio senza rendersi conto.Nel calore dell'aria settembrina che entra dai finestrini.Nel silenzio più assoluto.
Ritrovare tutta la banda.Tutti con il sorriso.Alcuni irriconoscibili,alcuni mai cambiati,alcuni migliorati,alcuni sfatti dalla vita.Rivedere in salute e sorridente il vecchio professore della pistola,che mi viene davanti stringendomi le spalle mi saluta.
-"ciao vecchio soldato"-