venerdì 22 aprile 2011

Niente capire


Immagina di spendere quel poco di ossigeno che rimane necessario.
Non sentire più niente che pesi sulla gambe.
Sollevarti lento per decine di metri e sentire l'aria sempre più fresca. I polmoni lucidi e brillanti come acciaio cromo.
Scopri per la prima volta che la terra è una crosta scolpita nella roccia e nella neve.
La vedi dall'alto e la senti ruvida e inospitale più di quanto non sia mai sembrata prima.
Ma nonostante tutto ti accorgi presto che ti mancherà tantissimo.
Ti mancheranno sopratutto gli angoli nascosti. Quelli protetti dai passi dell'uomo. Quelli solo battuti dal vento,e se capita,solo a volte, toccati dalla luce.
Ti mancheranno un sacco le stagioni che si spengono e riaccendono come luci lontane.
Il colore dell'aria alla fine della sera. Il profumo dell'erba bagnata.
La pioggia calda sulla pelle.
Ricordi improvvisamente una quantità sorprendente di sensazioni epidermiche,seppellite nel fondo buio del cervello.
Costrette alla luce proprio ora che punti verso il cielo sempre più velocemente.
Lasci alle spalle l'aria sempre e comunque illuminata della terra per puntare ad altri orizzonti,ignoti e immobili.
Sfiori la pelle bianca e sabbiosa della luna e quasi non la noti.
Ti trovi davanti un buio mai visto. Un nero che assorbe ogni occhio.
Dopo un sonno senza rumori affondi piano in una nuova atmosfera,bluastra e densa.
Umida in modo sconosciuto.
Ti senti portare da un vento che non è un vento. Da una forza primordiale che non ti permette reazioni.
Ti fondi a una schiumosa e infinita nube azzurra che circonda i poli glaciali di Venere.
Densa come una crema di ammoniaca,l'aria di Venere ti lascia sotto una coltre buia colorata di azzurro.
Ti abbandoni alla velocità mentre profonde scariche di luce lasciano immagini di altissimi vulcani.
E poi riparti ancora più veloce.
Attraversi una rete intricata di rocce galleggianti.
Sempre nel silenzio più profondo.
Siderali voci ti chiamano a se. Ti spingono a desiderare maggior velocità.
Non poi ancora immaginare quanto potenti siano i venti glaciali di Urano. Bui e taglienti come lame bagnate.
Scopri quanto immobile sia l'atmosfera nera di Plutone,quando le stagioni si allontanano lente con esse anche il tempo si fa sempre più lento.
Ti prepari a bagnarti nel calore di nuove stelle.
Il silenzio è qualcosa che non conoscevi prima.
Abissale si fa il tempo.
Avverti la potenza delle reazioni nucleari nel cuore delle nane brune.
Non esiste modo per descrivere la furia delle nebulose.
Non c'è modo di descrivere il terrore di fronte all'immensità delle più grandi stelle.
Tempeste senza tempo,fredde e dimenticate. O mai conosciute.
La violenza cieca dei pulsar sconvolge.
Non c'è più direzione,ne peso,ne presenza.
Solo un respiro lungo infinite ere.
Un movimento che non si avverte. Come una marea nera.
Ribolle di materia,di esplosioni lente, di galassie. Di luce che illuminano altra luce.
Di misteri.
E tu li guardi in faccia.
Immaginalo.
Ma non puoi.
Non guarderai nessun mistero,sarà lui a guardare te dall'alto.
Ti guarderà alle prese con i giorni che passano.
Con le ghiandole gonfie. Con il sudore secreto dalla pelle. Con il piscio.
Le budella che si contraggono al freddo.
Il mal di testa.
Con quella spugna imbevuta di sangue che chiamiamo carne.
Senza capire mai un cazzo di niente.

venerdì 4 febbraio 2011

Respira nel bosco



Non conosco modi simpatici di morire.
Se qualcuno ne conosce qualcuno si facesse avanti.
Non credo che morire nel sonno sia un morire migliore. Dopotutto si tratta sempre di farla finita.
C'e chi muore in ospedale,chi accartocciato in un grumo caldo di lamiere,chi lavorando,chi semplicemente per vecchiaia e chi sparandosi in testa.
A pensarci bene,in fondo,è uguale.

Il punto è che a volte non c'è nulla da fare. I sabati sera invernali si presentano come ore e ore di freddo e nebbia da affrontare.
Mangiare una pizza è un inizio come tanti. Uno dei tanti sabati d'Inverno di questo 1994.
Una serata in due. Si conoscono da quando erano bambini.Le cose, più o meno, le hanno fatte tutte assieme. Una volta, da bambini, gironzolavano per la casa,la domenica pomeriggio, vestiti in tuta, a scambiarsi francobolli per le loro collezioni.
Erano bambini e oggi lo sono meno. Hanno berretti di lana schiacciati sulle orecchie. Hanno camice lunghe di flanella. Scarpe Nike sporche.Molto sporche.
Ruttano la pizza.
Siedono sulle scalinate di quello che fino a un mese prima era un cinema.
Vabbeh ,pure il cinema ci hanno chiuso,dice il più grasso.
Quello magro invece è davvero troppo magro. Gli zigomi rigidi dal freddo tendono la pelle del viso.
Adesso il paesino è sempre più paesino. Sempre più spento.
I pantaloni stirati dei vecchi,la domenica mattina sono sempre più grigi e i sabati sera fanno venire voglia di fare a botte. Tanto per fare qualcosa.
I loro vecchi amici sono incastrati in un eterno Festivalbar e la provincia è sempre più provincia. Sopratutto per loro due che passano i pomeriggi ad ascoltare i Soundgarden.
Riempirsi di birra dopo una pizza,quindi, è un proseguimento di serata come tanti.
L'idea brillante è di prendere la macchina e girare.
Cosi,senza una vera meta.
L'idea di non avere una meta è sempre quella vincente.
Essere un pirata notturno alla ricerca di qualche sperduto bar da arrembare. Magari un flipper. Un videogioco. Non è che ci voglia poi molto.
I giorni sono tutti uguali. Sono una fotocopia sgranata del giorno prima. Basta un po di colore per farlo sembrare diverso.
Far diventare i giorni serigrafie di Andy Warhol è una specialita per loro.
Girare in macchina in strade vuote mossi dal vento, è un fotogramma in loop. Tanto simile a se stesso da diventare ipnotico.
Seduti al freddo, sul cofano della macchina, di fronte ad un piccolo bar di lengo lungo la strada collinosa, di fronte ad una pubblicità scolorita dal sole, si calano due grossi pezzi di Hoffman.
Giusto per lucidare questa sgranata pellicola,questa ennesima serata in proiettata in replica.
Ondate di brividi salgono lungo la schiena ad avvisare che presto continuare a guidare sarà una pessima idea.
Le strade senza lampioni lasciano il cielo lucido di vento.
Dietro le montagne la luce rende il bosco ancora più nero.
La bocca secca del pancione non smette di urlare. Dall'altra parte del tornante,sotto la collina, c'è la Slovenia ed abbassare il finestrino urlando compagno Tito merda è un obbligo.
L'altro invece continua a masticare. Pezzetti di carta a friggere sulla lingua.
Troppi direi. Troppi in una notte di vento come questa.
Il vento che arriva dalla Slovenia ha un che di ululante,sconosciuto e sembra presagire qualcosa di peggiore. Ogni volta che passano di qui si immaginano guerre,esplosioni lontane. Magari una centrale nucleare. Una luce forte e poi basta. Una ventata calda a bruciare tutto.
Pensieri del genere non andrebbero fatti quando si è pieni di alcol noia ed Lsd.
All'improvviso la testa sembra allungarsi.Tirata come un elastico da due grosse dita invisibili,a stendersi lungo la macchina,e ancora di più,lungo la strada.
Finalmente, il sabato sbiadito come un vecchio film in una rete privata, diventa lucido e limpido. La luce lunare diventa pulita e azzurrognola,un film con una fotografia perfetta.
Ben presto la cosa smette di essere divertente.
La cosa cambia appena si accorgono che la strada sembra quella di Twin Peaks.
La sigla di quel telefilm fa tremare tutti. Da sempre. Fa paura. E la paura diventa qualcosa di ben preciso.
Occhi sembrano spiare dal bosco. Forse lupi dagli occhi luminosi. Occhi rossi. Senza pupille. Come disegni fluorescenti.
Ignora. Cerca di ignorare.
Ma forse è tardi per ignorare. Guidando e accarezzandosi la grossa pancia comincia a parlare del vento radioattivo. Dell'inverno nucleare.
Il vento ululante sembra essere un onda d'urto di un fragore lontano. Il respiro freddo di qualcosa di mostruoso.
E all'improvviso sbanda.
Rimbalza da una parte all'altra della strada. Chissa quale cane rabbioso e osceno ha attraversato la sua strada. Chissa quale creatura dagli occhi rossi come lamponi gli si è piazzata davanti al cervello.
Sbattendo sul guard rail per un istante la lucidità ritorna. Abbastanza da far arrivare la macchina al primo bar disponibile. Uno sgabuzzino isolato prima di una lunga salita sulla montagna.
A pensarci bene non sapevano più dove sono. Sanno solo che vicino c'è una misteriosa Slovenia a soffiare vento freddo.
Lo vede entrare veloce in bar e prendere in mano il telefono, con la pancia ansimante al respiro. Dalla finestra sporca tutto li dentro sembra terrorizzato. Il barista, i pochi vecchi ubriachi,i tavoli, i bicchieri.
Eppure gli sembra di sentirlo il suo amico. Gli sembra di sentire una voce che chiama la polizia. E gli sembra di vedere riflessi blu di lampeggiante alle sue spalle. Occhi rossi luminosi di sbirri assetati di sangue. Come i lupi.
Non è spiegabile il terrore che si prova quando ci si sente come animali imprigionati. Terrore senza tentativi di mediazione. Senza la mente ad aiutare a ragionare. Terrore primordiale.
Come in un incubo muove i muscoli e inizia a muoversi verso gli alberi,dall'altra parte della strada. Come in un incubo gli sembra di non farcela. Ogni movimento è una fatica orribile contro un vento denso che lo immobilizza. Con una spinta sovrumana urla, o gli sembra di farlo.
E alla fine ce la fa,inizia a correre verso il bosco. Il buio e gli alberi che gli sembrano improvvisamente accoglienti. Un nascondiglio.
Correre al buio attraverso fitti rami. Inciampare ogni tre secondi. Ritrovarsi pieni di tagli. Le unghie lunghe degli alberi cercano di afferrarlo. Gli sembra di sentirne il lamento profondo. Una voce ruvida come una corteccia che gli dice di fermarsi.
Eppure sente che in fondo al bosco una soffice luce azzurra lo accoglierà fino a quando l'effetto dell'acido sarà svanito.
Cercando inutilmente di mantenere la calma,si perde.
Cammina da troppo tempo per non aver ancora ritrovato una strada. Questo significa che si è inoltrato sempre di più tra le montagne. Forse è gia in Slovenia. Il terrore non è ancora spento. Voci rauche bisbigliano da dietro gli alberi al suo passaggio. E il buio è sempre più viscido. Freddo. Bagnato.
All'improvviso il freddo si fa ghiaccio e lo trascina in un gelido fiotto d'acqua.
Un torrente se lo porta via. Reso sordo dalle voci della sua mente, l'acqua non era ne visibile ne udibile.
L'inverno si fa strada sulla carne. Nei polmoni. Nelle orecchie. Congela gli occhi. Insidia il cuore. Rende le labbra blu come la luce che filtra tra i rami.
E' finita pensa. Anzi lo sente dire. Da distente. L'acqua gli appare rossa e densa all'improvviso ,quando sbatte addosso una roccia sporgente.
Difficile dire da quanto galleggiasse trasportato dal torrente.
Il fracasso di animali notturni,vociare,brusio di insetti, ali di uccelli e gorgoglio d'acqua,all'improvviso si spengono. Si fa silenzio in un solo istante.Come avere gommapiuma premuta dentro le orecchie.
Nel giro di poco l'effetto è finito. Dopo ore di terrore atavico,l'acido finalmente muore come immerso in un lago di latte. Si sente pulito, purificato come l'acqua che lo ha quasi congelato.L'aria di un bosco di montagna in inverno, ustiona di freddo la sua pelle e lo fa tremare. Vibrare.
Si leva il maglione fradicio,le jeans,le scarpe.E non ha più freddo.
La luce lunare ora è pallida come dovrebbe essere. La notte si apre luminosa sopra il varco che si apre sopra il piccolo campo d'erba,accanto al torrente.
Nell'assoluto silenzio,totalmente senza vita, si sentono da lontanto dei passi pesantissimi. Ma il terrore ora non c'è.
Ad affacciarsi tra gli alberi è un corpo di uomo,marmoreo e nudo. Scolpito nella roccia,tanto è pallido.Chiazzato da piccoli tagli. Minuscole macchiette di sangue.
Altissimo.
E guardando verso l'alto si vede la testa di cervo.
Un gigante dal viso di cervo. Le corna si spargono lunghissime.
Vedo che ce l'hai fatta dice. E lo dice con una voce di un uomo di seicento anni. Fa tremare sotto i piedi tanto e profonda.
E' evidente che con l'acido ha esagerato. E combinato con il panico ha dato il peggio di sè,pensa.
E mentre lo pensa il gigante parla ancora.
Ti ho sentito urlare aiuto da quando sei entrato nel bosco dice.E mentre lo dice due gufi si appoggiano alle lunghe corna di cervo.
Questo bosco è mio da un eternità di tempo ed era molto che qualcuno non cercava aiuto qui dentro.L'ultimo è stato un uomo che scappava. Veniva da lontano e si era accampato in una vecchia catapecchia abbandonata. Andai a prenderlo una notte di troppo freddo.
Dice.
E mentre lo dice non c'e nemmeno stupore. Niente.
Abbassa l'enorme braccio bianco, contraendo i muscoli delle gambe. Raccoglie un lupo che si avvicina silenzioso. Lo abbraccia come un cucciolo.
Indica la riva del fiume e il giovane,voltandosi,vede il proprio corpo bianco aggrappato alla roccia.Le labbra viola. Gli occhi sbarrati. Un corpo morto.
Nessuna paura. L'ha capito quando ha visto il gigante, che ora ha una testa di gufo.
Un gufo da enormi occhi gialli.
Benvenuto nella mia casa dice. Facendo tremare il suolo.
E cosi si muore in questo modo dice quello che era un corpo vivo,ed ora è qualcosa che siede accanto al proprio cadavere.
Si muore in tanti modi. Vibra la terra.
Tanti e tanti secoli fa una bambina mi disse che non voleva morire,perchè voleva vedere quello che succedeva. Credo sia questo che spaventa voi uomini. Non sapere che succederà dopo di voi.
Dice il gigante respirando l'aria della notte.
Vuoi sapere qualcosa di quello che succederà?
Ma non lo vuole sapere,mentre guarda gli occhi sbarrati del suo corpo.
Immagina le ricerche. I titoli dei giornali. Una vittima del disagio. Arresto cardiaco dopo una notte di sballo e gelo.
Succede,pensa.
Si volta e se ne va,facendo tornare il brusio della notte.
Lasciando nel silenzio il viso stupito di quello che era un ragazzo di provincia,che ora ,si fonde con il vento.
Vento che ulula di nuovo tra i rami del bosco.

lunedì 27 dicembre 2010

Pugno di ferro (prima parte)



IL SILENZIO È LA SEDUZIONE. DEL DIAVOLO E PIù SI TACE PIù. IL DEMONIO DIVENTA TERRIBILE

S.Kirkegaard

Funziona cosi.
Ci sono delle volte in cui ti spingi oltre e ricevi una illuminazione.
Ma è una rivelazione che non puoi comunicare.
A nessuno.
Nemmeno a te stesso perchè arriva talmente veloce da stordirti.
Ti elevi solo per pochi istanti.Per qualche secondo sei molto più di un uomo.
Vedi come sono le cose.Ma dura poco.
E' un istante in cui la tua carne si gonfia di sangue.La tua pelle è percorsa da brividi.Il cervello e' immerso in un siero di piacere liquido,aspro e rovente.
Il tuo cuore finalmente si spegne.Diventa nero.
Smetti di provare sensi di colpa.
Smetti di sentire dolore.Smetti qualsiasi cosa.



La strada per fortuna è ancora lunga.Un enorme rettilineo che sembra non finire mai.Potrei guidare guardando le forme prese dalle nuvole,appoggiando il collo al sedile.
Tanto non incrocerei anima viva per ore.
Mia moglie guarda il deserto di sabbia e rocce senza dire una parola.
I suoi capelli vibrano al vento.Un rigolo di sangue secco le scende dall'orecchio.I Gucci coprono l'occhio tumefatto.
Bellissima.

Ci siamo trasformati assieme.
Per anni abbiamo vissuto entrambi con il sorriso di una vita serena.
La vita normale.
Il film la sera.I pomeriggi in giro,la spiaggia,le risate,silenzi passati a leggere riviste,libri.Le cenette mentre lei aspetta il commento sul piatto dall'altra parte dello stretto tavolino della cucina.
Insomma una vita felice.
Una vita dalla quale però mancava un piccolo,forse insignificante tassello.
Credo sia una sensazione comune a tutti.Quello che è davvero raro è capire dove la tua natura spinga alla ricerca del pezzo mancante del puzzle.
Probabimente siamo diventati quelli che un tempo guardavamo con una certa pietà.
Quando ci siamo conosciuti,all'università,eravamo ancora cosi stupidi da sentirci diversi dal resto del mondo.
Di solito questa cazzata passa prima.Tipo al liceo hai gia smesso di crederti diverso.
A ben vedere,un pò diversi lo eravamo davvero,ma solo ora lo capiamo.
E' probabile sia meglio vivere una vita senza domandarsi mai cosa ci sia sotto questo strato di carne e sentimenti.Ma una volta che ti spingi oltre ti rendi conto che è possibile lasciare temporaneamente questa maschera da uomini per diventare qualcosa di diverso.
Mostri magari.Non lo so.

E' difficile rintracciare il momento esatto in cui nascono certe cose.Forse dal legame profondo tra me e mia moglie e dalla nostra intima,macabra complicità.
Una notte ci siamo raccontati le nostre più segrete fantasie.I nostri più malatii desideri.Le cose che mai avremmo confessato a nessuno.
Difficilmente anche a noi stessi.
L'illuminazione è stata li.Nel trovare la stessa identica deformazione interiore.
Non che non lo sapessimo già di essere intimamente simili,ma fino a questo punto...
Il desiderio di dominazione.
Ben diverso da quella vaga idea di ribellione che avevamo quando eravamo stupidi.O giovani se vuoi ma è uguale.
E' qualcosa che non ha nulla a che fare con il sesso.Meglio specificarlo perchè qualcuno potrebbe pensarlo.
Riguarda piuttosto l'essere padroni assoluti della vita.Della propria vita.
Ma questo comprende esserlo anche degli altri.
Essere amorali.
Ci siamo convinti che da qualche parte,in qualche sudicio bar,o nell'angolo umido di qualche strada poco illuminata o magari nel bel mezzi del lavoro,o una sera,durante il tragico rito satanico dell'aperitivo,saremmo improvvisamente mutati.
Bruciando in una fiammata unica il bozzolo di persone normali emergiamo come perfetti uomini farfalla.Perfetti e senza ali.
Spaventosi insomma.Creati per camminare in mezzo alla gente facendola scansare.
Fare paura.


Ed è successo.
E' iniziato piano.Dopo un tamponamento.
La strada ghiacciata.
Un tizio con la pancia,in giacca,camicia sbottonata nonostante il freddo che urlava,insultando,minacciando,guardandoci con rabbia.Respiro pesante.
Cose che succedono a quanto pare.
Spesso l'uomo cerca di dominare la situazione.Cerca di ragionare e di appianare.Evita di lasciarsi andare ai suoi istinti,se ne ha.
Quante volte è successo di doversi controllare.Di dire "calma",di repirare a fondo.Magari incazzarsi dopo.Infuriarsi si,ma dopo.
Da solo.
E invece quella volta no.E' stata una scintilla.Guardando negli occhi mia moglie.
Due occhi silenziosi ma crudeli.E' come se dicesse ammazzalo,facciamola finita.
Dentro qualcosa si è rotto.Una specie di diga,e il primo zampillo di questa esplosione è stato un pugno dritto nel naso del tizio,che facendosi improvvisamente muto,cade a terra.
Mia moglie guarda in silenzio,senza nessuna espressione,i miei calci che colpiscono.
E poi ce ne andiamo.Basta.
Tutto questo nel silenzio.Non ne parla nemmeno dopo.
La prima cosa che dice riguarda la cena,le cose da prendere.Ma io ho le scarpe sporche di sangue.
Eppure non ne parla più.Nemmeno la mattina dopo.
Non ne parla più.
Il fatto è che io mi sento bene.Dopo quella sera mi sono sentito una persona migliore.Temevo il giudizio di mia moglie.Temevo che quel silenzio nascondesse paura,o disprezzo.Invece zero.
Magari l'ha letto nell'ultimo numero di Elle Lasciare che il proprio uomo sia un animale fa bene alla coppia..
Il silenzio è complicità.


Non ero ancora davvero un uomo nuovo.
Ero solo uno di quelli che la mattina si aggiusta la cravatta prima di uscire mentre il caffè si raffredda nella tazza,in cucina.
Un colletto bianco,che una volta nella vita ha avuto un sussulto.
Tanto basta per guardarmi negli occhi,mentre mi infilo la giacca.Cosa che non succedeva da tanto.
Quella mattina ho preso ha schiaffi un tizio con un giubbotto lucido come un sacco di immondizia.
Camminava con le gambe aperte in modo ridicolo.Movenze bifolche.
Urlava dietro alla sua ragazza che muta,schiacciata tra le spalle,rossa in viso,subiva questo coglione con gli occhiali a specchio.Occhiali che sono volati immediatamente in mezzo alla strada,e al primo sguardo di reazione il suo naso è esploso in una nuvoletta rossa.
Poi me ne sono andato a lavoro.
La gente guardava me e guardava il tizio a terra che bestemmiava,con la ragazza che gli reggeva la testa.
Denuncie,casini,niente di tutto questo mi interessava.

Tornando a casa scopro che mia moglie la stessa mattina ha sputato addosso ad una battona,probabilmente ubriaca,che ridendo aveva avuto da ridire sul suo portamento rigido.
La scopa in culo è una espressione che gradisce poco.

In quei giorni,ho preteso una trasformazione.Ed ero convinto,silenziosamente,la pretendeva anche mia moglie.
Mutare nel viso,nella voce,nello sguardo.Pretendere giustizia.Pretendere di essere una carne nuova.
Due sfolgoranti corpi lucenti e levigati in mezzo a flaccidi bozzolo pallidi.
Superiori.
Ecco quello che dovevamo diventare.
Fanculo la vita sicura e tranquilla.Fanculo essere persone dignitose.
Poi sono convinto sia il desiderio di tutti.
Quando guardiamo qualche film siamo tutti attratti dall'assassino,dal genio malignio,da chi è in grado di non aver paura,ne coscienza.
Diventarlo,ho sempre pensato, deve essere il più difficile dei percorsi.
Invece è un attimo,se dentro il guscio di uomo c'e quella creatura lucente che non ha pietà ne paura.

Una sera fuori da un centro commerciale un tizio prende a calci un cane che gli ha pisciato sulla preziosa ruota dell'altrettanto preziosa Passat.
Al primo guaito io gli sono gia addosso sparandogli un calcio tanto forte da non sentirmi piùla gamba.Standogli sopra i miei pugni sono uno piu forte dell'altro.Ad ogni pungo la carica del mio braccio si fa sempre piu tesa.
E mentre sto smettendo arriva lei,a piazzargli la punta della scarpa in bocca a tutta velocità.Giusto il tempo di sentire qualcuno urlare che siamo gia dileguati.

Io felice.Una felicità severa.Soddisfazione.
Lei silenzio.Silenzio sereno,tranquillo come se fosse la cosa più normale del mondo.E come il solito,nemmeno una parola a riguardo.Mette un cd di Beyonce e canta,muovendo la testa sul collo coma una nera da ghetto.Fossimo stati persone comuni avremmo solo sognato di farlo,immaginato più e più volte nella nostra testa.Una replica continua di violenza rabbiosa.Invece l'abbiamo fatto.
La realtà è ben migliore.La giustizia fa bene a tutti.

Una sera sfogliando Glamour e ascoltando una sparatoria alla Tv in uno di quei film del cazzo americani,mi dice:
-Certo sarebbe bello averne una-
Bloccandomi un attimo capisco si riferisce ad una pistola.Non alza lo sguardo dalle pagine.Anzi sembra molto attratta da un paio di scarpe.
-Beh ci vorrebbe il porto d'armi...-
lo dico solo per provare ad essere ragionevole.
-Per queste scarpe?si probabilmente-

Facile far degenerare tutto.

martedì 14 dicembre 2010

1985



Darling Nikki è una canzone di Satana.Non c'è dubbio.
Una marcetta misteriosa.C'è qualcosa di furbo,qualcosa di sporco.Come se qualcuno ti sbirciasse ridendo e mostrando i denti da dentro l'armadio,tra le camicie e i pantaloni.
Prince di sicuro ha fatto un patto con il diavolo per questa canzone.Poi alla fine quel gospel rovesciato fa capire tutto.Praticamente Satana ti appare in un vicolo cieco tra sacchi di immondizzia e bidoni.La pioggia continua a cadere leggera.E tu rimani paralizzato.
Ti svegli con i brividi.
Il vinile si è incantato nel solco più nero e oscuro.L'ansimo inquietante di Prince.
Quando ho fatto girare il gospel finale all'incontrario diceva Il signore arriverà presto.Prince mi fa paura.

Se ti affacci di notte senti un profumo di freddo a questa altezza.Senti al massimo qualche sirena lontana da questo lato dela città.
I grattacieli del centro sembrano retro-illuminati da una luce pallida.Costante.Morbida.
Mtv passa la faccia spenta in stand-by di Withney Huston con dietro una parete di dischi d'oro.
Potrei decidermi a fare un giro invece di stare qui a guardare i Police urlare incazzati "I want my MTV" alla tv.
Raggiungere il centro,sfidando il gelo.Magari potrei approfittarne e buttare tutte quelle bottiglie vuote sotto il tavolo.
I sacchi neri delle immondizie sbarrano l'ingresso al vicolo cieco di fianco al mio palazzo.Lo stesso vicolo umido e nero del mio incubo di Darling Nikki.
L'istinto fa guardare in fondo.Per vedere se qualche ghigno freddo mi sta aspettando.
In fondo questa è Sodoma e Gomorra.O qualcosa di simile.
Con un brivido salgo in macchina veloce.Che è meglio.
Si crepa dal freddo.Non so come faccia quel tipo che dorme dentro gli scatoloni sul bordo sul marciapiede.Ho quasi il dubbio che sia morto ma mentre passa l'ultimo treno alza la testa e mi guarda.Sorride.
Anzi ghigna,con gli occhi sbarrati e quei denti bianchi e giganteschi.
Un po come il diavolo di Darling Nikki.
Accelerando,lasciandomi alle spalle il mio buio quartiere corro verso la luce.
Quando passi sul ponte,tiri giù il finestrino e da in fondo al buio,dal mare, arriva una fredda brezza che ha qualcosa di sconosciuto.
Di notte questa città sembra davvero agli ultimi brindisi prima della fine.Questa città ha davvero qualcosa di apocalittico.Un vento freddo che ti tiene sveglio e che sembra anticipare qualcosa di terribile.Qualcosa che arriva dal buio,dal mare.
Perchè basterebbe davvero un soffio e tutte queste luci,questi sorrisi ubriachi,le insegne luminose di Times square,Mtv,i Duran Duran,la coca nei bagni,le puttane,l'AIDS,le sparatorie ad Harlem,il rap,le auto,tutto questo finirebbe.
Tutto spazzato via in un botto di calore.Una luce all'orizzonte nero del mare.E poi basta.
Ecco perche il diavolo sogghigna quando suona Darling Nikki.
Insomma la fine del mondo è sempre dietro l'angolo della notte.Accompagnata da Goodbye is foreverdegli Arcadia.
Poco importa se l'altro giorno Ronald Reagan e Michail Gorbačëv si sono incontrati.Non cambia nulla.
Eppure la paura che vibra sotto ogni sorriso,sotto ogni gioiosa esplosione di libertà che scorre nelle strade di questa città,è il vero battito delle nostre vite.
Immagina un mondo ancora peggiore.
Un mondo senza nemici.Senza mostri aldilà del mare.Senza motivi di andare avanti.Un mondo così,tanto per fare.Senza nostalgia e senza demoni che sorridono alle tue spalle.
Un mondo che rallenta i giri senza forza.
E' cosi che finirebbe il mondo.Finirebbe di noia.

lunedì 25 ottobre 2010

E' solo un deserto.




Da qualche mese qui è cambiato tutto.
E'il paesino dove sono cresciuto.Il paesino che ovviamente,giustamente,ho odiato.
Ma è anche il paesino dove ancora oggi continuo a vivere,non smettendo di disprezzarlo.
E' solo un paesino.Il nome non contava fino a poco tempo fà.
Nessuno può avere interesse a riguardo.Ma oggi è il centro del mondo.
O per lo meno il centro dell'Italia.
E' davvero un ammasso di case mollato di peso in mezzo alla campagna più secca e sterile.
Ma oggi è quel posto dove si vedono cameraman arrampicarsi,aggrapparsi ai cancelli per riprender meglio,giornaliste sotto la pioggia imperterrite con lo sguardo pietrificato,e nuvole di gente fisse sotto le luci,nonostante il vento.
E' cominciato tutto durante l'estate.
Una di quelle mocciose con le t-shirt di Emily strange,i braccialetti di plastica rosa e piercing sotto il labbro.
Scomparsa.Una sedicenne sparita nel nulla.
Niente di cosi nuovo.
Eppure l'immagine di questa moretta dagli occhi azzurri,comincia a comparire in Tv.E immaginate il paesino...
Tensione.Eccitazione.
Cominciano a dare scosse all'asfalto rotto delle strade.Ma è ancora presto.
I bar brillano di spiegazioni certe e sicure sulla sparizione,con tanto di giudizi pesanti sulla suddetta mocciosa.O altrettanto sicuri anatemi verso internet e gli stranieri.
Tutti scienziati.Come sempre.
Davvero questo paese,a volte mi chiedo perche non venga raso al suolo.Assomiglierebbe di più a quello che in realtà è.
Un vero deserto.Sembrano villette,stradine e giardini.Ti sembra di vedere un municipio,una chiesa,una fontana,ma è un deserto in realtà.
Un deserto morale.Una specie di Texas della mente.
Un posto dove il tempo si è fermato al degrado.Una eterna periferia.
Dove ci si fanno ancora le pere.Dove esiste ancora la sala giochi.Dove si fanno ancora le risse davanti alle giostre.Ancora i giubbotti in jeans e le canottiere gialle.Dove credo ci si lavi ancora poco,sopratutto dentro.
E infatti...
La fine dell'estate ha visto diventare un volto comune quello della ragazzina scomparsa.Ma la verità doveva ancora arrivare.E arriva con una confessione.
Il padre.
Mentre tutti cercavano ovunque,la terra secca delle campagne assorbiva la carne morta gonfia e nera della piccola ormai cadavere.
Uccisa dal padre quindi.Uccisa dopo essere stata violentata,a quanto pare.
E a quanto pare non era una novità il fatto che venisse molestata,e sempre a quanto pare non era un segreto e un mistero nemmeno in casa.
Ed ecco quindi la manifestazione luminosa e catodica del degrado e dell'ignoranza rimbalzata in ogni casa d'Italia.
Continuamente.
Il nome del mio paese diventa in poco tempo il simbolo metafisico della bestialità.E dire che nessuno ne conosceva l'esistenza fino a qualche mese fa.
Oggi però è quasi un luogo comune a tutti.Dove risiedono le cose peggiori.
Oggi tutta l'Italia vuole sapere.Vuole conoscere gli sviluppi.Tutti vogliono sentire cosa succede.Vogliono sapere quante volte è stata violentata.Come è stata uccisa.Se è stata picchiata.Quanto ci ha messo a morire.Se ha urlato.Se ha pianto.Chissà la faccia del padre.E la sorella?Pare che sapesse.Come dormiva la notte?Come guardava suo padre?
Tutti hanno pensato almeno per un momento come sia mettere il cazzo nel culo di propria figlia.Lo hanno pensato perchè tutti sanno che è contronatura.Eppure è successo.Lo hanno pensato almeno per sentire crescere il disgusto dentro di se,con la paura di non trovarlo.Per avere conferma di essere diversi.Proprio perchè in quella famiglia risiedeva la normalità.
Niente che sembrasse sbagliato.Vita normale.
Gite fuoriporta.Scuola.Lavoro.Mutui.Sacrifici.Lavoro.Insulti agli stranieri.Insulti agli zingari.Discussioni a tavola.Risate.Incazzature.La normalità.Bestemmie.Sindacati.Addormentarsi sul divano.
E allora che è successo.Questo tutti lo vogliono sapere,per sentirsi diversi.

I giornalisti stazionano fuori dalla casa dell'orrore (cosi la chiamano loro) in un continuo blaterale,con facce contrite e tristi.Ma quando finisce la diretta ridono eccome.Giustamente.
L'iportante è che rimangano.
Il paese sembra averne bisogno.Perchè da quando sono qui sembra vivere una seconda giovinezza.
Una massa di gente non fa altro che stazionare dalle parti della casa,in attesa di novità,di un collegamento in diretta,di un arrivo dei carabinieri per altri sopraluoghi.
E la domenica arrivano i turisti.
Vanno a fare foto alla villetta.Si fanno le foto vicini ai giornalisti dal volto noto.Si fanno le foto con il volto serio,per rispetto dicono.
MA alcuni ridono.
Fanno esplodere i bar,l'unico ristorante del paese.
Cartoni di pizza vuoti lasciati un pò ovunque.
Forse a qualcuno disturba,ma nessuno osa opporsi a tutto questo.
La tragedia sta facendo rivivere questo villaggio sperduto nelle trasmissioni del pomeriggio,tra un balletto e una risata.
Zoom spietati sugli occhi lucidi della sorella.Zoom che non staccano mai.Rimangono li.Come il fermo immagine di un pompino in un film porno.Uguale.
Quando passo in macchina,sotto la pioggia e le foglie secche che cadono,è tanta la voglia di accelerare e schiantarmi sulle troupe di giornalisti piazzati in attesa della diretta,travolgere l'ammasso di famiglie che stazionano a fare da pubblico.Fare da tritacarne,magari in diretta.Proprio ora che questo posto sembra la nuova casa di tutti.
Ora che l'assassino è diventato solo il papà.Nemmeno il padre.
Il papà.
E' qualcosa che nausea.Un po come la faccia contrita dei giornalisti.Come quando si parlava della mamma di Cogne.
Nausea.
Perchè in fondo a nessuno dispiace veramente di tutto questo.Anzi.
Si fa a gara a chi racconta per primo l'ultima notizia riguardo la morte della pupetta.E' l'unico argomento.Gli scienziati di piazza sanno tutto ora.Ora che ci pensano c'era qualcosa di strano.Ora che ci pensano qualcuno lo sapeva.
I parcheggi vuoti dei supermercati e i ragazzi con gli scooter.
Le immondizie lasciate per giorni fuori dai cassonetti.
Biciclette legate ai pali.Gel per capelli.Musica ad alto volume.
Macchine customizzate.
E un giovane cadavere.
Questo è il mio paese.Oggi il suo nome è simbolo di tutto questo.

mercoledì 20 ottobre 2010

Bruma




Cazzo mi mancava.
Avere la testa bagnata e le ossa inumidite mi mancava.
La nebbia quando arriva risveglia in me vecchie immagini di infanzia.Da bambino passavo i pomeriggi in campagna,nella casa dei miei nonni.
Beh gli alberi secchi,neri e umidi immersi in un bianco fluido lasciano una bella immagine fredda nella mente.
Erano bei momenti di solitudine.Un bambino bizzarro non c'e che dire.Gotico direbbe qualcuno ridendo.
Quindi ecco.Il riapparire della nebbia riaccende il bambino gotico grande che oggi siede in macchina e lento torna a casa,cercando di non finire in un fosso.
Per molti è un vero disagio.Non vedere una sega,sopratutto di notte non è l'ideale per chi deve farsi strada.
A me però piace.Che vi devo dire.
Tutto si rallenta,tutto diventa silenzioso,ma cosa più importante,tutto scompare.
Ecco,al massimo rimangono le malaticce luci giallastre dei lampioni a comparire ogni tanto.Ma niente di più.

La vecchia di casa,nonna di mia madre,con la sua pelle di cartone e il suo unico dente,raccontava ai bambini di non uscire mai con la nebbia.I fantasmi delle campagne avrebbero certo fatto di tutto,nascosti nel caivo,per portarci via con loro.
Insomma le stronzate che le vecchie raccontano ai piccoli per il gusto di vederli credere a qualcosa a cui nessuno crede più.
Ovviamente nemmeno da bambino ci ho mai creduto.Anzi la cosa mi attirava.Preso com'ero dalle storie di paura.Non facevo altro che immaginare visi spettrali apparire sulle finestre della casa abbandonata in fondo alla strada.
Per chi ha di queste fascinazioni,la campagna Veneta è un luogo fantastico,habitat naturale di apparizioni e leggende.
Una volta ,mentre lanciavo sassi nel fosso,mi sembrò di vedere uno straccio di carrozza guidata da due cavalli neri,correre lungo lo stradone di terra che attraversava i campi di mio nonno.
Nascosto dietro un albero,il me stesso bambino gotico a dieci anni,guardava questa carrozza correre lenta e silenziosa.
Senza nessun rumore,la carrozza spariva.Inghiottita dal peso della densa nebbia pomeridiana.
Camminando sulle foglie secche,decomposte e piene di cimici mi chiedevo chi fosse l'idiota che se ne andava in giro in carrozza,nel mezzo della campagna Veneta in pieni anni ottanta poi.

Insomma stasera la nebbia è grumosa,buia,fredda.Sembra la nebbia di un vecchio film.Quasi finta come quella della macchina del fumo.LA nebbia di quando ero bambino e c'erano solo campi e fossi a buttare su la foschia.
Il riscaldamento dell'auto aiuta la mia stanchezza a farsi torpore.
Si,mi piace la nebbia proprio perchè sà di torpore invernale.
L'idea di passare proprio per le campagne,spezzate ora dalle luci al neon di un paio di fabbriche,mi viene proprio grazie a questa serata.La voglia di ripercorrere i campi della mia infanzia mi fa dimenticare che a casa mi aspetta una poltrona morbida e accogliente.
Attraversando la vecchia strada di terra,che ora e' un manto nero di asfalto,penso al fatto che dovrei cucinare qualcosa,ma penso anche che una scatoletta in frigo la trovo sicuramente.
Accendere la Tv,dimenticare di lavarsi,addormentarsi,risvegliarsi in piena notte con le tizie dei numeri erotici sullo schermo,trascinarsi a letto vestiti.
Ad interrompere il flusso di pensieri è la mia macchina che inchioda sull'asfalto.
Ed è esattamente il rumore dei miei freni l'unico suono che si sente,mentre un enorme rottame motorizzato,un auto nera dalla carrozzeria devastata e sporca,con i fari spenti,i vetri posteriori rotti,lenta come se galleggiasse,mi attraversa la strada,arrivando proprio dal campo,e sempre nel silenzio più assoluto,scopare,ripiombando nel petrolio nebbioso di stanotte.

sabato 16 ottobre 2010

Tutti secernono qualcosa.


"L'amore – un incontro di due salive... Tutti i sentimenti attingono il loro assoluto dalla miseria delle ghiandole" E.CIORAN


Aprire carcasse di corpi morti e freddi sicuramente non aiuta a guarire dalla mia strana ossessione.Eseguire autopsie,anzi la accuisce.
Da medico non posso fare a meno di guardare un essere vivente,morente,o deceduto da tempo,come stretta forma e funzione.Come sostanza biologica e reazione chimica.Semplice funzione.Come un geologo osserva una roccia.
Si probabilmente l'essere un medico legale ha aiutato la mia condizione.Il mio sguardo non è quello di un uomo.
Gia da bambino a volte mi fermavo a fissare i volti della gente.Rimanevo a guardare i sorrisi,le risate.Le smorfie,le contrazioni i sussulti della carne del viso.Gli occhi contratti.Le voci.I suoni emessi.
L'assurda forma dell'essere umano è la mia ossessione.
Significa guardare con gli stessi occhi di una vita che piomba nel nostro mondo da una realtà a noi sconosciuta.
Mi capita nel bel mezzo di una serata allegra.Durante un concerto,oppure mentre passeggio in centro.Quando sono solo,mentre guardo la TV,durante un amplesso o alla fine di un lungo bacio.
Niente mi leva dalla testa che siamo esseri fondamentalmente osceni.Certo in alcune giornate di clemenza ritengo la mia specie quantomeno bizzarra,ma in genere non può che suscitare un certo ribrezzo.
Ma insomma,come non si fa a guardare oltre le consuetudini che la nostra stessa natura ci impone...
Vediamo uomini,donne,bambini muoversi,correre,parlare,urlare,ridere,semplicemente camminare,stare fermi e seduti.Alcuni ci appaiono belli,alcuni orrendi,alcuni indifferenti,alcuni ci affascinano,alcuni ci respingono,alcuni ci attraggono.Sono corpi pulsanti di vita.Corpi come il nostro.
Dobbiamo immaginare per un momento di non averlo mai avuto un corpo,e di non sapere nemmeno cosa sia.
Immaginiamo di provenire da altre realta',da altri pianeti e incontrare un essere umano.
Guardiamoci.
Un blocco semisolido dal quale spuntano quattro protuberanze lunghe e sformate.Dai movimenti convulsi e confusi.Alle estremita di ognuna altre cinque piccole escrescenze.Il tutto rivestito da un tessuto spugnoso e spesso unto dal colore indefinibile chiamato pelle.Una palla nella quale è scavato un buco umido e profondo chiamato bocca.
Due sfere bianche e bagnate emergono da altri due strappi.Si muovono nervosi e si chiamani occhi.
Due scarabocchi di carne chiamati orecchie.Una protuberanza ossuta,bucata e sibilante chiamata naso.
Una specie di sacco puzzolente contenente una serie di masse umide e viscide chiamate organi.
Ad ogni sollecitazione,suoni confusi,osceni,atroci escono dal profondo di quell'ammasso di carne e ossa chiamato corpo.Corpi che si toccano,si sbattono,si penetrano,emettono urla e sospiri.Suoni bizzarri di creature bizzarre.
E questi corpi esplodono di luquidi.
Fluidi rossi,fluidi maleodoranti e caldi.Fluidi biancastri e vischiosi.Ammassi bagnati di putrida sostanza.Ogni orribile corpo non smette un attimo di secernere qualcosa.Tutti noi non smettiamo mai di secernere qualcosa.
Finche il corpo è vivo,il corpo è bagnato.Baganto di caldo,bagnato di denso,di fredda sostanza,bagnato di grasso,bagnato di calore,bagnato di piacere.Semplicemente bagnato.E una volta che smette di vivere,questo sacco umido ululante e contorto diventa duro e scuro.Marcisce ed emette putrescenza,vermi e malattie.
Siamo davvero creature bizzarre.Eppure la magia della nostra vita è quella di vedere solo bellezza.Ognuno di noi sente il bisogno di abbracciare qualcosa di simile a noi stessi.Un altro corpo.
Riconoscersi.
E sopratutto continuare a secernere qualcosa.