giovedì 11 febbraio 2010

MORFINA



La prima cosa che sento appena apro gli occhi è "morfina".
La seconda è "riduzione anale".
La prima mi piace,la seconda meno anche se non capisco che significhi esattamente e se riguarda me.
Non ho la forza ancora per cercare di vedere l'entita del lavoro che e stato fatto ,anche perche in realta' non ho bene idea di cosa mi aspetta.
Non so perche ma una delle prime cose che mi saltano in mente sono quei film porno ospedalieri dove ogni paziente ha la forza di darsi da fare con le infermiere.
Dovrei farmi lasciare un po di preanestesia prima di farmi dimettere.
Bella esperienza.
L'anestesista,mentre la stanza mi ruotava lentamente attorno e il cervello si faceva piu morbido ha voluto mettere su i Pink Floyd in sala operatoria,giusto per farmi provare l'effetto.
Una bella espresienza anche se fusa con il dolore che provavo in quei momenti.

Prima di precipitare in un sonno senza sogni ricordo solo alcuni flash di quello che mi aveva portato li.
Alcuni flash dei tavoli che volavano,di bottiglie rotte in testa,pugni in faccia.
Ricordavo io che fracassavo la fronte di quello sconosciuto che aveva schiaffeggiato la sua tipa,prima che scoppiasse il casino.
Chissa che fine ha fatto lui.
Prima che qualcuno mi accoltellasse alle spalle,la sua faccia sporca era scura di sangue,come il bancone al quale stava aggrappato.
Forse e' stata proprio lei ad accoltellarmi.
Quella ragazza lentigginosa e dai lunghi capelli rossicci.
Quella ragazza sconosciuta che avevo voluto difendere,nel bel mezzo di quel macello.
Un locale distrutto.
Forse trovero' la polizia a piantonare il reparto.


E' mezzanotte piu o meno e fuori c'e una tiepida serada primaverile,ma dal mio posto letto sembra una di quelle sere invernali che sembrano fatte apposta per farsi coccolare da un avvolgente calore amniotico.
Sembra tutto perfetto.
Poco importa se sei stato aperto e tagliuzzato all'interno per quattro ore.
Nessun fastidio mi danno i tre tubi che liberi si piantano nella pancia per drenarmi le schifezze che galleggiano tra fegato e budella.
Quasi non mi accorgo del tubo che dal naso mi arriva allo stomaco.Non e' un mio pensiero per ora.
Nemmeno quella cannetta di gomma nel cazzo mi da fastidio.
Poco importa se nei giorni a seguire ogni spostamento del sacchetto del piscio mi tirera la prostata e tutto il resto.
Poco importa anche se sedermi a letto sembrera la scalata di un everest.
Ora quello che importa e' il residuo del potente oppiaceo che mi rende cosi sereno da non voler mai che finisca la notte.
Quel sacchetto bianco di antalgica rende il mio corpo qualcosa di inutile.
Non importa se nei giorni a seguire ogni suono lontano dai corridoi mi si formera in immagini assurde nel cervello,e se allucinazioni di insegne colorate,figure al neon e voci inesistenti tormenteranno i miei riposi.
Quello che conta ora e' un sonno perfetto.Tornare bambini e sereni e dormire una notte lunga e dolce,quasi sorridendo sotto la maschera dell'ossigeno.

sabato 6 febbraio 2010

TEORIE INCOMPLETE



Siamo sparati nel buio e quando ci scontriamo succede e basta.
Non c'e nulla da fare.L'incontro non e' mai morbido,e fa uscire cio' che di elementare c'e in noi poveri illusi , che pensiamo di essere l'unita di misura della nostra stessa vita.
Un amico,un sguardo,un cane randagio,una donna,un uomo.
Chiunque puo frantumare la nostra sfera ideale.
La nostra forma perfetta,la nostra ragione d'essere che si basa su noi stessi.
Chiunque puo far uscire da noi quello che nessuno si aspetta.
Non si trova mai la soluzione del nostro rapportarci agli altri.
Ceniamo in ristoranti,corriamo per le strade,litighiamo,lavoriamo
dormiamo in compagnia,abbiamo orgasmi simultanei,ridiamo,ci facciamo domande,distruggiamo speranze ma alla fine siamo sempre tutti parte di una teoria incompleta.
Una teoria dove manca sempre qualcosa,un fondamentale elemento per spiegare il concatenamento di tutto.
Una rompicapo che nessun esperimento sembra risolvere.

Proprio a questo pensavo quando camminando lungo la banchina,facendomi bombardare le orecche dall'IPod,osservavo la massa di gente cozzare mentre scendeva velocemente dal treno.
Non so bene perche non me ne fossi rimasto a casa quella mattina.
La stessa notte la mia vita era cambiata.
Sconvolta direi.Tutto quello in cui ero convinto fosse il mio futuro,all'improvviso,non esisteva più.
Ero solo e senza futuro.Tutto in poche ore.
La cosa sorprendente è che dentro di me non era cambiato nulla.
Pallido nel viso.Pallido nella mente.
I miei occhi senza riposo,dietro i Ray-Ban,guardavano i visi della gente e cercavano di capire cosa si nascondesse in loro che in me non c'era.
Ero una specie di spugna che non aveva assorbito bene.Secco dentro.
E camminando guardavo quel film,distante anni luce.
A proposito di luce.
Strano quando non dormi da giorni,come perda colore ogni cosa.
Tutta sembra diventare bianco e nero.Sopratutto bianco...

Quel giorno avevo un esame.Ma non andai.
Me ne gironzolai in città ,a guardare le vetrine,osservare la gente,pensare a come avevo finito quella storia.
Pochi tempo fa pensavo pensavo ad un appartamento da affittare,e magari un figlio da mettere in cantiere.
Difficile da risolvere il mio problema.
Come entrare nella vita normale,quella cosa che si svolgeva ad un passo più in là.
Quella cosa a cui sembravo appartenere e invece non era cosi.


Oggi vivo in un film muto.
Senza parole.Senza comunicazione.Senza vibrazioni che non siano quelle delle cuffie a cono infilate nelle orecchie.
Tutto sembra calato in un infinito pomeriggio di inverno.
Continuo a guardare alla gente come qualcosa di lontano.
A volte mi sembra di cogliere uno sguardo che muove ricordi,sensazioni,calore.
Ma sono sensazioni che si perdono subito in un mare calmo,dentro la mia mente.
Una mente diventata spietata.
Assassina.
Sola.

Siamo qui,come all'interno di un immenso acceleratore molecolare,sepellito sotto la terra di una civilta' ormai dimenticata
che vortichiamo in attesa della prossima collisione,e in attesa di risolvere questa incompleta teoria.

lunedì 18 gennaio 2010

Creatura



Era sicuramente Gennaio.
Chiamavano neve per la notte.Ricordo benissimo,erano mesi che mi sembrava di non incontrare nessuno per la strada.Le persone con cui avevo a che fare per lavoro,mi apparivano appannati,lontani,come se fossero racchiusi in una bolla.Erano come automi.Proiezioni.Rispondevo,sorridevo,se era il caso ma per lo piu facevo il mio lavoro in silenzio.
Si,era come se vivessi in silenzio da mesi ormai.
Vedevo solo strade buie e vuote.La mattina prendevo la strada quando il sole era ancora nascosto.L'asfalto freddo lo percorrevo senza attenzione e quando scendevo guardando le prime luci all'orizzonte della strada,vedevo solo marciapiedi deserti,come se lo fossero sempre stati.Neri,proprio quando la strada comincia ad illumianarsi.
Dopo una giornata assieme agli ologrammi e agli automi miei colleghi,si esce accolti sempre dal solito buio.
L'oscurita' della sera e' piu calda,piu umida e vischiosa.Piu fastidiosa forse.
La strada per uscire dalla citta' e' una lotta contro macchine urlanti,che a me sembrano vivere di vita propria.Un vagabondare continuo senza meta e senza personalita'.Tutto una proiezione.

Beh ricordo che era Gennaio e scelsi di fare la lunga strada alberata che porta fuori citta',verso casa mia.Un rettilineo non illumianato.Lunghissimo e sempre deserto.Silenzioso,tanto farmi venire voglia di farmelo a piedi.
Da entrami i lati una distesa di campi e poche luci in fondo all'orizzonte.
Qualcuno mi ha detto che hanno girato un sacco di scene di film su questa strada.
Momenti in cui guidare diventa molto rilassante.Coccolato dalla musica e dal calore del riscaldamento tornavo a casa,senza nessuna fretta.
Attratto dal buio,dal silenzio che fuori dalla mia macchina regnava,e dalla voglia di pisciare,accostavo.
E' stato proprio li,mentre mi godevo quel lontanto,indistinto luccicare lungo l'orizzonte nero che mi sono accorto che da dietro l'albero su cui stavo pisciando sbucava la testolina di quello che mi sembrava un gattino.
Una specie di strano gattino,ma dagli occhi davvero grandi.
Ritrassi come quando mordi un limone,appena vidi che non era un gattino.Ma che cos'era poi...
Una specie di grosso topo?Una cosa davvero strana.Un animaletto dal viso dolce di cucciolo,due occhi enormi e tristi.Un corpicino sorprendentemente piccolo rispetto alla testa.Una specie di piccola scimmietta.Lenta e impacciata come un piccolo bradipo spaventato.Con un pancino gonfio.
Il ribrezzo del trovarmi qualcosa di cosi bizzarro si spense appena quelle grosse biglie tristi mi guardarono dritto in faccia.
Due occhi cosi dolci non li avevo mai sognati.Nemmeno nei miei più solitari pensieri.
Occhi grandi e scuri,mentre con le piccole zampine si portava una foglia alla piccola bocca.
Cosa potevo fare ora.Mi trovavo di fronte ad una creatura che mai avevo visto.Razionalmente potevo pensare a qualcosa di scappato da uno zoo.
Da una casa di un tipo strano di quelli che si mette animali esotici in casa.
Un lemure poteva essere.Mi pareva assomigliasse a un lemure.
In ogni caso quella cosetta dall'infinita dolcezza risputava la foglia.Non la mangiava,e aveva tutta l'aria di avere bisogno di nutrirsi.
In quell'inverno solitario e freddo inutile avevo bisogno di prendermi cura di qualcuno o qualcosa.
L'innocenza immensa e spaventata di quella esile figura che mi si avvicinava gemendo triste come un cagnolino abbandonato mi prese al cervello subito.Lo presi in braccio con cautela e lo misi nel sedile passeggiero.E cosi rimase,silenzioso a guardarmi guidare,senza trasparire spavento.
Lo sguardo di gratitudine di quell'esserino riempiva immediatamente la mia mente e il freddo di quella sera.
Osservando bene la creatura alla luce ora era piu chiara la sua forma di piccolo peluche.Sicuramente una specie di lemure.Avrei dovuto portarlo dal veterinario assolutamente.
Strana cratura davvero.Piccola che stava nella mia mano.Camminava aiutandosi con le zampine anteriori.Ti guardava con uno sguardo spaventato e dolce.Tenero da morire.
Una gioia immensa si impadroniva di me nel guardarlo.
Mi ero gia affezionato.Forse non era una buona idea..
Ora si doveva capire come nutrirlo.Provato tutto.Nemmeno il latte.Qualsiasi cosa ho provato.Temevo fosse malato e morente,anche se si ostinava a curiosare fuori dalla cesta in cui l'avevo sistemato.Lo sguardo di quell'essere mi faceva sprofondare in una sensazione nuova.Una dolcezza mai provata prima.
Mi sentivo piu protetto di quando da bambino stavo tra le braccia di mia madre,la sera,guardando la tv.
Piu perso di quando accarezzavo i capelli della mia ex moglie.
Non era assolutamente naturale.Sara stata la solitudine fredda di quell'inverno che si preannunciava lungo.Sara stata forse una forte depressione che bussava alla mia testa e di cui mi disinteressavo.Sarà stata la mancanza di sentimenti che ormai da tanto tempo creava un vuoto pneumatico dentro di me.
In ogni caso quella creaturina stava bucando questo sacchetto di vuoto facendo entrare una aria tiepida.Un torpore magico come quello che ti accompagna al sonno,appena prima di dormire mentre fuori dal tuo letto si gela.
E infatti decisi di dormire sul divano mettendomi la creatura appoggiata sul braccio.Quella piccola testolia si appoggio' lenta al palmo della mia mano e si lascio andare,come me,ad un sonno improvviso.
Mi risvegliai con una strana sensazione di vertigine e una forte difficolta ad aprire gi occhi.
Appena riuscii a focalizzare bene,e ad alzare il collo mi accorsi di quello che stava facendo la creatura.Con la sua piccolissima bocca stava succhiando il mio mignolo,roteando lentamente la testolina.Una smorfia di disgusto mi ributtò immediatamente nel sonno.
Ricordo che sognai la lunga strada lungo la quale avevo raccolto la creatura.
Pero' nel sonno era un pomeriggio d'estate e un vecchio stava cercando qualcosa nel fosso accanto alla strada.Nel sonno chiedevo se avesse bisogno di aiuto ma non si voltava.
Era mattina quando mi alzai dal divano cercando la creatura.
La ritrovai in bagno intenta ad accarezzare le piastrelle gialle della doccia.
Era la cosa piu dolce che avessi mai visto.Sembrava quasi sorridesse ora che la prendevo in braccio per portarla nella sua cesta.
No niente verterinario.Quella dolcezza sarebbe riamsta con me.Avrei trovato il modo di nutrirla pensavo.Il fatto e' che avevo gia capito,ma cercavo di ignorare il rigolo di sangue rappreso che mi percorreva il mignolo.
Avrei un attimo cercato qualcosa a riguardo,magari in internet.Forse non era sana la cosa ma era quello di cui avevo bisogno.Qualcosa di cui occuparmi.Qualcosa da amare.Qualcosa che ricambiasse.


Ora sono passati...boh..mesi?anni?non lo so piu nemmeno io.
Nessuno si e' interessato a cercarmi dopo che ho mandato a fanculo il mio capo al telefono.Non avevo piu nessuno gia da prima a pensarci bene.Con il tempo siamo rimasti io e la creatura.Lei con il mio sangue.Io con la sua infinita e profonda dolcezza.Talmente profonda e innaturale da farmi pensare di sognare.Tanto vertiginosa da farmi commuovere.
Ho cominciato a uscire solo per prendere quelle due cose da mettere in bocca.Il resto del giorno lo passavo a giocare con lei.La fargli rincorrere palline,a fargli il solletico.A farla dormire nelle mie mani.A farmi succhiare il sangue dal collo,mentre il suo profumo di fiori secchi mi innebriava.
Mentre si nutriva io dormivo e spesso sognavo quel vecchio che continuava a cercare nell'acqua verde del fosso,e che sogno dopo sogno si spingeva sempre piu lontano.
Davvero non ho idea del tempo che sia passato.Puo essere passato un secolo ormai.
Da tanto tempo ormai non mangio piu.Nemmeno alzo le persiane.
Forse fuori non c'e piu nulla.Magari il mondo e' finito e' rimane solo un pianeta di rovine.
La mia casa progressivamente si e' fatta sporca e umida.Vaste macchie di muffa occupano il muro.La polvere e' ben visibile e galleggiante dell'aria.La mia pelle oramai secca e rugosa come quella di un vecchio.I miei capelli lunghi e bianchi sembrano quelli della mia vecchia nonna.
Le mie costole sporgenti mi danno l'idea di quanto poco rimanga.
Sto morendo felice e sorridente.Innamorato di quella creatura innocente.
So che oggi sara l'ultimo giorno.Lo so perche l'ultima volta che la piccola si e' nutrita ho sognato il vecchio.Ma stavolta si e' voltato verso di me guardandomi con occhi sbarrati,immensi e rossi,e un sorriso crudele come quello di un clown.L'ultima immagine prima di svegliarmi sono i suoi enormi denti gialli.
Ho capito che ho dato la mia anima a lui e alla sua magnifica creatura d'amore che mi sta guardando con occhi lucidi.
Moriro' davvero felice, e non so quanti lo possano dire.

venerdì 30 ottobre 2009

Bambolina


Il ciccione ansima pesantemente.
Il flaccido dondolare della pancia lascia intuire quello che sta succedendo sotto la linea dello schermo.
"Fatti vedere di piu,fatti vedere di piu".
L'esile bambolina dalla pelle bianca non è affatto schifata.Anzi è quasi piacevole.
Piacevole sentirsi l'oggetto di piacere.
Del viso solo il sorriso beffardo da stronzetta.
Lo schermo riempito dal corpo sottile,sodo,tonico.
Una pelle color latte.Due rondini tatuate appena sopra l'inguine.
Le sue mani accarezzano la pancia tesa scendendo lentamente verso il basso,mentre il bestione si appoggia sul tavolino con una mano inquadrando un piccolo cazzo che sembra di gomma.
La bambolina pallida è in piedi con la cam in mano puntata direttamente sulla rosea figa allargata con due dita.
"Ferma cosi"
Con un grugnito di animale il bestione si svuota con piccoli sussulti e botte ritmiche bagnandosi la pancia,gia appiccicosa di sudore.
"Sei proprio fantastica"
Lo sa benissimo e gli fa piacere sentirselo dire,anche se a dirlo è un maiale unto e sfigato come quello che sta dall'altra parte dello schermo.
Sopratutto se il maiale ha appena ricaricato di 20 euro la carta di credito.
La bambolina mora dalla pelle diafana e egli occhi nocciola tira avanti cosi.
Il suo ragazzo ha un lavoro fisso che rende bene.Fare la camgirl è meglio di un lavoro normale.magari guardagnerebbe di piu facendo la segretaria.Ma forse anche no.A lei piace essere guardata.Essere pagata per farsi ammirare non è affatto male.
Piace molto che sia proprio lei a procurare piacere a quelli che pagano bene.
Niente ricariche telefoniche,come fanno le puttanelle da strapazzo.
Solo paypal,al massimo ricarica postepay.E uno spettacolo lungo,a piacimento.le richieste strane non mancano e non turbano la bambolina.
In chat si trovano clienti di ogni tipo.
Una sera la bambolina ha trovato un simpatico amante della pioggia dorata.
Un ragazzotto paffuto e con occhiali spessi.Capelli unti.Una faccia che le ricorda quella del prete,giu in paese.Bocca aperta mentre la guarda.
La bambolina sta con la cam in mano e una bacinella nell'altra,per non essere costretti a pisciare sul parquet.
Questa prestazione è cosi divertente.Fa ridere vedersi in quella posizione,e sapere che,qualcuno dall'altra parte la trovava sublime.A lei sembrava solo ridicola questa cosa.Nemmeno schifosa.Solo scema.

Nelle chat senza registrazione sei bombardato di messaggi privati.
"sei F?"
"ciao bella"
"sei troia?"
"hai cam?"
Facile trovare clienti.
Pochi soldi bastano per poter stare in compagnia della bambolina dai capelli color buio.
Una coppia dopo aver pagato 30 euro guarda la bambolina ondeggiare davanti alla cam premendo l'una contro l'altra le tette come due sodi e gonfi palloncini.
Le unghie smaltate di rosso graffiano il capezzolo,mentre lui bacia il collo della sua ragazza che guarda completamente assorbita il sedere piccolo e duro della bambolina.
La coppia vuole farsi guardare mentre scopa.La bambolina sta li annoiata con il musetto appoggiato sul palmo della mano a guardare la passione di una coppia innamorata.Questo quasi imbarazzante.
Alzandosi per andare in bagno e tornando al pc la coppia nemmeno se ne sarebbe accorta presi come sono.Ma dopotutto il cliente ha sempre ragione.
Un ragazzetto scheletrico che freneticamente si masturba inquadrandosi in piedi,gli urla contro mentre schizza sulla carta igenica a fiori che ha in mano.
"Sei una troia,una puttana.Devi berlo tutto"
E la bambolina sorride divertita,guardando la scena con i suoi occhi grandi da cerbiatto a cui hanno appena sparato alla mamma.
Sorride rotendo la lingua rossa sulle labbra gonfie.
20 euro.Paypal.

Una sera in chat un gentilissimo cliente propone un affare.
Bambolina-"2o euro,15 minuti.Paypal o ricarica postepay.No ricariche telefoniche.no perditempo. ^_^ "
M.B-"te ne offro 100 solo per guardarmi"
Se non è un fesso di quelli pieni di soldi da buttare,chissa cosa la aspetta una volta aperta la cam.

Nessun saluto una volta aggiunto su Skype.
Videochiamata diretta.
Mentre la cam si carica la bambolina si prepara perlomeno in una posa da gatta di satana.I capelli si appoggiano sulle spalle pallide.Coprono appena un reggiseno nero elasticizzato.Sportivo.
L'uomo che è appena comparso dall'altra parte veste solo una giacca nera.E mutande bianche.
Il petto scoperto,magro,ossuto.Un viso scavato,sereno,sorridente.Due occhi neri e profondi.
Un coltello butterfly in mano.

"e quel coltello?"
"lo strumento del mio piacere"

Per un momento la bambolina ha pensato di bloccare il contatto,ma 100 euro erano pagati.Non si sbatte in faccia una videochiamata,dopo 100 euro pagati no?
"Non avere paura.A me piace essere guardato.Guardato mentre soffro."
Freddo nello stomaco della bambolina.
La bambolina ha paura di poche cose.Ma questa volta si blocca.
Il cliente si massaggia vistosamente nelle mutande.
Con la punta della lama si accarezza il collo.
"Guarda se devi fare il matto e magari mettermi nei guai io.."
"no niente guai.non sono un pazzo.Sono un medico tranquilla.Ho solo gusti molto strani capisci.Magari non capisci ma in fondo devi solo guardarmi.Poi se vuoi non ti contattero piu.Non sono un maniaco.Farlo da solo e' cosi frustrante.capisci?"
La bambolina e' poco impressionabile.
Ma è inquietata dall'idea di avere a che fare con maniaci depressi.
Gia si vede un suicidio in diretta,e si vede li seduta a doverlo spiegare alla polizia poi.
Poi sarebbe dura nascondere la sua identita' di camgirl.
Ovviamente solo il suo ragazzo sa del suo "lavoro".Non sarebbe contenta se amici e parenti venissero a saperlo.
"Se serve a convicerti...ti sto mandando altri 100 euro"

Beh.La bambolina ora e' piu convinta.
I suoi occhi a specchio ora fissano quest'uomo magro e ossuto mentre si masturba lentamente e si taglia il petto in sottili fili rossi.
Poco profondi ma il sangue si allarga piano piano.
Continua a masturbarsi e a tagliuzzarsi la pancia,il petto,il braccio.
Il cliente mostra i denti stringersi mentre affonda di piu la lama nella carne.
E la bambolina si chiude la voce nella mano mentre guarda lo schermo.
E affonda troppo forse perche manda un urlo.e il braccio si fa rosso in poco tempo.
Il petto sanguinante si muove a ritmo regolare.
Il cliente si tampona il braccio.
Le sue mutande vistosamente macchiate.
"non ti preoccupare.e' stato bellissimo"
La bambolina ha gli occhi grandi e luccicanti sbarrati.Pelle ancora piu bianca se possibile.
"me la suturo io la ferita.non ti preoccupare.sono un medico ricordi"
Sorride sereno e disteso.Nonostante i rigoli di sangue che lenti avanzano sulla sua pelle.
"vuoi che ti cancello?o in futuro potro' pagarti ancora"
La bambolina non sa come guardare lo schermo.Non aveva mai avuto clienti del genere.
Ma sembra serio in fondo.Sembra ricco.
"Fai come vuoi tu.Ora devo andare"
"grazie di tutto.a presto"
Meglio non raccontarlo questo al proprio ragazzo che se ne sta di la a giocare alla Play.
Meglio interrompere stasera.Dedicarsi ad altro.
In fondo non e' stato nemmeno cosi brutto per la bambolina.
I suoi occhioni dolci erano occhi di una regina crudele per il suo strano cliente.
E questo potere non era poi cosi male.
E poi 200 euro in colpo solo,non male.
Non male essere la Bambolina.
Non male davvero.

mercoledì 28 ottobre 2009

Pump the iron



"Ho sempre considerato estremamente ripugnanti sia i ventri prominenti,segno di pigrizia spirituale,sia i toraci scheletrici,sintomo di un eccessivo sviluppo dello spirito,e non potevo non stupirmi nel constatare che alcuni amavano queste caratteristiche fisiche.Mi pareva un atteggiamento indecentemente sfacciato esporre sul proprio corpo le vergogne dello spirito"
Y.Mishima


Tra non molto si inizia.
La fine della mia carriera.Gia finita cazzo.
Sembra ieri che mettevo piede in palestra la prima volta.
La mia prima palestra era una ex carrozzeria,affittata e riconvertita in fretta.
Le mura erano ancora impregnate di quella puzza di olio e copertoni.
Non bastavano gli allenamenti a scaldarti li dentro.Il freddo ti accompagnava anche d'estate.Ci voleva sempre una mezz'ora di saltelli davanti alla stufa,poi potevi cominciare.Sembrava la palestra che potevi trovare in prigione.
Le macchine erano vecchie e ridipinte.I cuscini delle panche,bucati.D'autunno c'era una quantita' impressionante di insetti.Pareti scrostate.In ogni angolo carte e bottiglie vuote.Dovevi avere un bel coraggio per entrare li dentro.Non era esattamente il posto in cui si va per il proprio benessere.Se lo facevi o non avevi soldi per permetterti di meglio,oppure davvero lo amavi lui.Il capo.Il pirata.Il vecchio culturista che ora,con la sua bella pancia gonfia e la sua lunga barba poteva permettersi di essere il saggio che ti guidava attraverso le stronzate.
"Niente cazzate da rotocalco qui.Niente film.Qui si pompa il ferro".
Io quel posto lo adoravo.Ci e' voluto poco per capire che ne avrei fatto la mia chiesa.
Se la casa e' l'anima il giardino e'il tuo corpo...o qualcosa del genere.
Ecco la frase che ancora oggi e' il fulcro della mia vita.
La trovai in "Sole e acciaio",un libro che il vecchio pirata mi infilo in borsa.Un libro scritto da un tale Giapponese.Un tizio che si suicido' infilandosi una spada in pancia.Come i samurai.Uno che non scherzava.
Se la casa e' l'anima il giardino e'il tuo corpo.
Allora curiamolo sto giardino.Un giardino perfetto da coltivare con costanza e pazienza.Con tutta la forza e la decisione possibile.Da coltivare con il peso del ferro.
Addominali,piegamenti,leg curl,squat,concentrazione,bench press.
Urla.Sudore.Metallo.
Il suono piu delizioso,quello dei manubri che cozzano.Quello dello sforzo dei mostri che fanno 300kg di squat sudati come animali e con le vene in esplosione.
Una sera uno dei giganti che si allenava con me si spappolò un tendine del ginocchio mentre faceva squat.Una botta secca,come se un pugno gli fosse stato dato nella gamba dall'interno.In un secondo era li,schiacciato per terra urlante.
Cadendo i dischi si scaraventarono sul piede di uno dei tizi che gironzolava li in palestra.Un macello.Che bei tempi.
Io ancora mingherlino e alle prime armi la vedevo come una guerra contro se stessi.Li a fissarsi allo specchio con le piu deformi smorfie,pompando i deltoidi.Una guerra contro un nemico che ha la tua stessa faccia.Una smorfia tribale per cacciare i propri fantasmi.
Peso dopo peso,manubrio dopo manubrio,il mio corpo si modificava.
Lentamente diventavo una statua di carne.E con il tempo nemmeno piu una statua.
Una creatura nuova.Senza canoni.
Non c'e tanto da comprendere.O ci sei dentro o non lo puoi capire affatto.
Il controllo perfetto di ogni tuo muscolo.La fatica che diventa massa.La volonta' che diventa risultato.Non e' solo uno sport.Niente affatto.
E' uno stile di vita assoluto.
"Hey alla tua eta' mi facevo venti uova al giorno.Capito?non so nemmeno come facevo"
Me lo diceva sempre uno dei vecchi che frequentava quel buco di palestra.
Venti magari no ma una dozzina di tuorli e quattro albumi me li facevo.Senza contare la quantita' di bresaola.Di pollo.Di integratori,di aminoacidi complessi.Proteine a rilascio lento.
Cominciavano le competizioni.E funzionava.
La mia massa cominciava a premere sulle pareti della mia pelle.Dovevo estendermi.Bombarmi sempre di piu.Era la ma sfida.Dovevo diventare un vero mostro.
Era arrivato il momento di fertilizzare meglio questo giardino perfetto per la mia anima.
Lo spogliatoio ad una certa ora diventava peggio di un vicolo di periferia,ma con molta piu luce,e una serie di cazzi nudi che giravano in liberta'.
Zeranol,Nandrolone,testosterone erano le principali discussioni.
Il Dinabol e' stato un bel salto.Conoscevo uno che dopo averlo preso si era fatto praticamente due tette da troia.
Io non ero cosi stronzo da non premunirmi.Antiestrogeni,proviron,tamoxifen e il gioco era fatto.
In poco tempo la mia massa era di una portata devastante.I miei workout diventavano interminabili.La sera però,diventavo troppo nervoso e agressivo.Certo forse per un buttafuori non e' un male.Ma non mi andava bene.
Pensai di calare al Winstrol associato al Proviron.
Meno rischio di salutare per sempre i reni e le palle.
Orami avevo la mia carriera.Il mio nome cominciava ad essere presente spesso sulle copertine delle riviste,assieme alla mia carne rappresa in pose scultoree.Muscle&fitness,Flex,Hardgainer.
Vincevo ovunque.
Vincevo.
Che si puo' volere di piu.
Insomma ne ho fatta di strada,e oggi sono quello che volevo essere.Una enorme bestia di carne e sangue.Perfetta e scolpita.Una massa enorme di muscoli.Una sottile pellicola di pelle a rivestirli.Una sottile pelle di cartone.
Sono un enorme giardino pensile in mezzo a un deserto sconfinato,costruito per la malinconia della principessa del mio ego.
E passato un anno dal mio ultimo infarto.I valori del mio fegato non sono affatto buoni.
Ma non mi preoccupo.Oramai e' fatta.L'ultima gara e mi ritiro.
Avro tempo di rimettermi in salute piena.Spero.
Finisco di spalamare l'olio sulle spalle.Provo le ultime pose davanti allo specchio ed ho finito.
Posso andare a fare la mia ultima routine.
Tra 2 settimane la mia palestra apre.
Sarebbe piaciuto aprirne una come quello scantinato umido dove ho iniziato.
Ma sono altri tempi.Oggi macchine moderne.Cardiofrequenzimetri.Corsi di pilates.Saune.
Vorrei anch'io essere il vecchio saggio che guida qualcuno.
Ma a chi vuoi che interessi oggi.
Saro solo un piccolo imprenditore.
Niente di piu.
Un bestione che ha bisogno di una mano per sfilarsi la maglia se e' troppo stretta.
Un bestione solo tra l'altro.Solo davanti allo specchio.
Solo con la mia palestra e il mio enorme corpo.
I ragazzi stanno li fuori battendo le mani e mi chiamano per nome.
E' il momento di andare.

martedì 27 ottobre 2009

Piccoli ricordi terminali



Capisci che sta finendo tutto quando davvero non hai piu nessuna paura.
Quando ti arriva nel cervello la certezza,luminosa e lucida come un proiettile,che sei alla stazione di fine corsa.
Non ti interessa piu di quel dolore bianco che ti avvolge la vista da ore.Di quel sangue caldo che continua ad inzuppare la tua camicia.
Anni fa,quando mi accoltellarono allo stadio,sentii la paura.Mi ritrovai a pregare.Non volevo che finisse cosi,e avrei piantato le unghie nelle pareti della vita per rimanerci appeso.
Oggi no.Sono sereno.Tanto sereno da non sentire piu il pulsare di quel buco in pancia.
Ora dovebbe essere il momento in cui ci si guarda indietro se non sbaglio.
Il film della tua vita.
Io non lo vedo.
Vedo solo gli infermieri che continuano a gettare garze insuanguinate e ad infilarmi aghi nella carne.
Immagino che questo corridoio porti alla sala operatoria.
Ancora poco quindi...
Beh mi viene da sorridere pensando che finisce cosi.
A volte immaginando una morte dignitosa,mi vedevo schiantato su di un grattacielo dentro un boeing stracolmo di gente urlante.
O travolto da l'onda d'urto di una esplosione atomica.
Magari mi dicevo.Almeno sarebbe qualcosa di storico.
Invece no.Qualcosa di tutto sommato ordinario anche per questa bella infermiera che non mi guarda in viso ora.

Ecco ora all'improvviso ricordo un pomeriggio d'estate di quando ero bambino.
Stavo riposando sul divano dopo mangiato.La stanza piu fresca della vecchia casa di mia nonna.Risvegliarmi da quella pennichella e ritrovarmi nel silenzio.Sentire solo le macchine lontane passare.Sentire il vecchio cane abbaiare a qualcosa nel retro e veder galleggiare la polvere nel centro della stanza illuminata da quella poca luce che entrava dalle tapparelle abbassate.Una sensazione bellissima che mai avrei pensato di rivivere.Quando pensavo a cosa fosse la felicita',cercavo di evocare quella sensazione ma senza mai riuscirci.
Ecco ora capisco.Forse un piccolo dono alla fine della mia vita.Un po di innocenza recuperata dopotutto.
Quando era bambino tutto era magico.Crescendo poi ho sentito il richiamo dell'asfalto,dell'andrenalina.Le notti bianche,le risse,la violenza.Non so nemmeno da dove e' iniziato tutto.
Forse ai tempi della scuola, quando il fratello del mio migliore amico fini dentro.Lo ammiravo.Era un esempio per me.Un esempio di uomo.Non poteva esserlo certo quel inetto del professore di Italiano,con la sua presunta autorita' e il suo maglioncino bucato.
Cominciai allora credo,a non adeguarmi piu a nulla.A prendermi quello che volevo e a farlo con tutta la forza che avevo.
Se a 18 anni avevo il quartiere,a 26 sentivo mia la citta'.
Ma c'e sempre qualcuno capace di fregarti.
Ricordo le prime notti passate dentro.Quel brusio continuo.Mai un secondo di silenzio vero.Quel silenzio che invece io amavo tanto da bambino.
Ricordo anche quella mattina di inverno quando mi schiantai con l'auto tornando da una lunga notte.Ricordo che in quel letto di ospedale,dopo giorni sotto morfina mi sentivo pulito e nuovo come un bambino e sorridevo ad ogni infermiera.Come ora del resto.Solo che ora non mi sento pulito e nuovo.
Finire con un proiettile nella pancia e' una morte migliore di chi crepa malato,dopo mesi di inutili cure.Su questo non c'e dubbio.Certo non e' l'apocalittica scena che immaginavo ma in fondo va benissimo cosi.Anzi ringrazio quel poliziotto che ha fatto fuoco.Lo ringrazio per aver dato un taglio netto a tutto.
Almeno cosi non ho tempo di pensare a cio che succedera poi.
Non ho mai creduto nell'aldilà.Nemmeno ora.
Con gli intestini spappolati sono anche sicuro di non potermi risvegliare nella bara.
E' un incubo che feci da bambino.Sepellito vivo.
Ora che la luce mi e' puntata addosso e l'anestesia sta cominciando a farmi galleggiare credo sia arrivato il momento di salutare.
Addio.Alla fine ho vissuto.E questo e' quanto.C'e gente che non lo fa nemmeno dopo 90 anni.
E se per caso,se la bizzarria del destino volesse che questi dottori mi salvassero allora si davvero,inizierei una vita nuova.
Ma questo non succedera' ne sono certo.La mia serenita' ne e' la prova.
Pulsa solo la mia testa ora.Il corpo se n'e gia andato.
Ecco.
Ecco sto andando.
Addio a tutti allora.









Intervento riuscito