lunedì 25 ottobre 2010

E' solo un deserto.




Da qualche mese qui è cambiato tutto.
E'il paesino dove sono cresciuto.Il paesino che ovviamente,giustamente,ho odiato.
Ma è anche il paesino dove ancora oggi continuo a vivere,non smettendo di disprezzarlo.
E' solo un paesino.Il nome non contava fino a poco tempo fà.
Nessuno può avere interesse a riguardo.Ma oggi è il centro del mondo.
O per lo meno il centro dell'Italia.
E' davvero un ammasso di case mollato di peso in mezzo alla campagna più secca e sterile.
Ma oggi è quel posto dove si vedono cameraman arrampicarsi,aggrapparsi ai cancelli per riprender meglio,giornaliste sotto la pioggia imperterrite con lo sguardo pietrificato,e nuvole di gente fisse sotto le luci,nonostante il vento.
E' cominciato tutto durante l'estate.
Una di quelle mocciose con le t-shirt di Emily strange,i braccialetti di plastica rosa e piercing sotto il labbro.
Scomparsa.Una sedicenne sparita nel nulla.
Niente di cosi nuovo.
Eppure l'immagine di questa moretta dagli occhi azzurri,comincia a comparire in Tv.E immaginate il paesino...
Tensione.Eccitazione.
Cominciano a dare scosse all'asfalto rotto delle strade.Ma è ancora presto.
I bar brillano di spiegazioni certe e sicure sulla sparizione,con tanto di giudizi pesanti sulla suddetta mocciosa.O altrettanto sicuri anatemi verso internet e gli stranieri.
Tutti scienziati.Come sempre.
Davvero questo paese,a volte mi chiedo perche non venga raso al suolo.Assomiglierebbe di più a quello che in realtà è.
Un vero deserto.Sembrano villette,stradine e giardini.Ti sembra di vedere un municipio,una chiesa,una fontana,ma è un deserto in realtà.
Un deserto morale.Una specie di Texas della mente.
Un posto dove il tempo si è fermato al degrado.Una eterna periferia.
Dove ci si fanno ancora le pere.Dove esiste ancora la sala giochi.Dove si fanno ancora le risse davanti alle giostre.Ancora i giubbotti in jeans e le canottiere gialle.Dove credo ci si lavi ancora poco,sopratutto dentro.
E infatti...
La fine dell'estate ha visto diventare un volto comune quello della ragazzina scomparsa.Ma la verità doveva ancora arrivare.E arriva con una confessione.
Il padre.
Mentre tutti cercavano ovunque,la terra secca delle campagne assorbiva la carne morta gonfia e nera della piccola ormai cadavere.
Uccisa dal padre quindi.Uccisa dopo essere stata violentata,a quanto pare.
E a quanto pare non era una novità il fatto che venisse molestata,e sempre a quanto pare non era un segreto e un mistero nemmeno in casa.
Ed ecco quindi la manifestazione luminosa e catodica del degrado e dell'ignoranza rimbalzata in ogni casa d'Italia.
Continuamente.
Il nome del mio paese diventa in poco tempo il simbolo metafisico della bestialità.E dire che nessuno ne conosceva l'esistenza fino a qualche mese fa.
Oggi però è quasi un luogo comune a tutti.Dove risiedono le cose peggiori.
Oggi tutta l'Italia vuole sapere.Vuole conoscere gli sviluppi.Tutti vogliono sentire cosa succede.Vogliono sapere quante volte è stata violentata.Come è stata uccisa.Se è stata picchiata.Quanto ci ha messo a morire.Se ha urlato.Se ha pianto.Chissà la faccia del padre.E la sorella?Pare che sapesse.Come dormiva la notte?Come guardava suo padre?
Tutti hanno pensato almeno per un momento come sia mettere il cazzo nel culo di propria figlia.Lo hanno pensato perchè tutti sanno che è contronatura.Eppure è successo.Lo hanno pensato almeno per sentire crescere il disgusto dentro di se,con la paura di non trovarlo.Per avere conferma di essere diversi.Proprio perchè in quella famiglia risiedeva la normalità.
Niente che sembrasse sbagliato.Vita normale.
Gite fuoriporta.Scuola.Lavoro.Mutui.Sacrifici.Lavoro.Insulti agli stranieri.Insulti agli zingari.Discussioni a tavola.Risate.Incazzature.La normalità.Bestemmie.Sindacati.Addormentarsi sul divano.
E allora che è successo.Questo tutti lo vogliono sapere,per sentirsi diversi.

I giornalisti stazionano fuori dalla casa dell'orrore (cosi la chiamano loro) in un continuo blaterale,con facce contrite e tristi.Ma quando finisce la diretta ridono eccome.Giustamente.
L'iportante è che rimangano.
Il paese sembra averne bisogno.Perchè da quando sono qui sembra vivere una seconda giovinezza.
Una massa di gente non fa altro che stazionare dalle parti della casa,in attesa di novità,di un collegamento in diretta,di un arrivo dei carabinieri per altri sopraluoghi.
E la domenica arrivano i turisti.
Vanno a fare foto alla villetta.Si fanno le foto vicini ai giornalisti dal volto noto.Si fanno le foto con il volto serio,per rispetto dicono.
MA alcuni ridono.
Fanno esplodere i bar,l'unico ristorante del paese.
Cartoni di pizza vuoti lasciati un pò ovunque.
Forse a qualcuno disturba,ma nessuno osa opporsi a tutto questo.
La tragedia sta facendo rivivere questo villaggio sperduto nelle trasmissioni del pomeriggio,tra un balletto e una risata.
Zoom spietati sugli occhi lucidi della sorella.Zoom che non staccano mai.Rimangono li.Come il fermo immagine di un pompino in un film porno.Uguale.
Quando passo in macchina,sotto la pioggia e le foglie secche che cadono,è tanta la voglia di accelerare e schiantarmi sulle troupe di giornalisti piazzati in attesa della diretta,travolgere l'ammasso di famiglie che stazionano a fare da pubblico.Fare da tritacarne,magari in diretta.Proprio ora che questo posto sembra la nuova casa di tutti.
Ora che l'assassino è diventato solo il papà.Nemmeno il padre.
Il papà.
E' qualcosa che nausea.Un po come la faccia contrita dei giornalisti.Come quando si parlava della mamma di Cogne.
Nausea.
Perchè in fondo a nessuno dispiace veramente di tutto questo.Anzi.
Si fa a gara a chi racconta per primo l'ultima notizia riguardo la morte della pupetta.E' l'unico argomento.Gli scienziati di piazza sanno tutto ora.Ora che ci pensano c'era qualcosa di strano.Ora che ci pensano qualcuno lo sapeva.
I parcheggi vuoti dei supermercati e i ragazzi con gli scooter.
Le immondizie lasciate per giorni fuori dai cassonetti.
Biciclette legate ai pali.Gel per capelli.Musica ad alto volume.
Macchine customizzate.
E un giovane cadavere.
Questo è il mio paese.Oggi il suo nome è simbolo di tutto questo.

mercoledì 20 ottobre 2010

Bruma




Cazzo mi mancava.
Avere la testa bagnata e le ossa inumidite mi mancava.
La nebbia quando arriva risveglia in me vecchie immagini di infanzia.Da bambino passavo i pomeriggi in campagna,nella casa dei miei nonni.
Beh gli alberi secchi,neri e umidi immersi in un bianco fluido lasciano una bella immagine fredda nella mente.
Erano bei momenti di solitudine.Un bambino bizzarro non c'e che dire.Gotico direbbe qualcuno ridendo.
Quindi ecco.Il riapparire della nebbia riaccende il bambino gotico grande che oggi siede in macchina e lento torna a casa,cercando di non finire in un fosso.
Per molti è un vero disagio.Non vedere una sega,sopratutto di notte non è l'ideale per chi deve farsi strada.
A me però piace.Che vi devo dire.
Tutto si rallenta,tutto diventa silenzioso,ma cosa più importante,tutto scompare.
Ecco,al massimo rimangono le malaticce luci giallastre dei lampioni a comparire ogni tanto.Ma niente di più.

La vecchia di casa,nonna di mia madre,con la sua pelle di cartone e il suo unico dente,raccontava ai bambini di non uscire mai con la nebbia.I fantasmi delle campagne avrebbero certo fatto di tutto,nascosti nel caivo,per portarci via con loro.
Insomma le stronzate che le vecchie raccontano ai piccoli per il gusto di vederli credere a qualcosa a cui nessuno crede più.
Ovviamente nemmeno da bambino ci ho mai creduto.Anzi la cosa mi attirava.Preso com'ero dalle storie di paura.Non facevo altro che immaginare visi spettrali apparire sulle finestre della casa abbandonata in fondo alla strada.
Per chi ha di queste fascinazioni,la campagna Veneta è un luogo fantastico,habitat naturale di apparizioni e leggende.
Una volta ,mentre lanciavo sassi nel fosso,mi sembrò di vedere uno straccio di carrozza guidata da due cavalli neri,correre lungo lo stradone di terra che attraversava i campi di mio nonno.
Nascosto dietro un albero,il me stesso bambino gotico a dieci anni,guardava questa carrozza correre lenta e silenziosa.
Senza nessun rumore,la carrozza spariva.Inghiottita dal peso della densa nebbia pomeridiana.
Camminando sulle foglie secche,decomposte e piene di cimici mi chiedevo chi fosse l'idiota che se ne andava in giro in carrozza,nel mezzo della campagna Veneta in pieni anni ottanta poi.

Insomma stasera la nebbia è grumosa,buia,fredda.Sembra la nebbia di un vecchio film.Quasi finta come quella della macchina del fumo.LA nebbia di quando ero bambino e c'erano solo campi e fossi a buttare su la foschia.
Il riscaldamento dell'auto aiuta la mia stanchezza a farsi torpore.
Si,mi piace la nebbia proprio perchè sà di torpore invernale.
L'idea di passare proprio per le campagne,spezzate ora dalle luci al neon di un paio di fabbriche,mi viene proprio grazie a questa serata.La voglia di ripercorrere i campi della mia infanzia mi fa dimenticare che a casa mi aspetta una poltrona morbida e accogliente.
Attraversando la vecchia strada di terra,che ora e' un manto nero di asfalto,penso al fatto che dovrei cucinare qualcosa,ma penso anche che una scatoletta in frigo la trovo sicuramente.
Accendere la Tv,dimenticare di lavarsi,addormentarsi,risvegliarsi in piena notte con le tizie dei numeri erotici sullo schermo,trascinarsi a letto vestiti.
Ad interrompere il flusso di pensieri è la mia macchina che inchioda sull'asfalto.
Ed è esattamente il rumore dei miei freni l'unico suono che si sente,mentre un enorme rottame motorizzato,un auto nera dalla carrozzeria devastata e sporca,con i fari spenti,i vetri posteriori rotti,lenta come se galleggiasse,mi attraversa la strada,arrivando proprio dal campo,e sempre nel silenzio più assoluto,scopare,ripiombando nel petrolio nebbioso di stanotte.

sabato 16 ottobre 2010

Tutti secernono qualcosa.


"L'amore – un incontro di due salive... Tutti i sentimenti attingono il loro assoluto dalla miseria delle ghiandole" E.CIORAN


Aprire carcasse di corpi morti e freddi sicuramente non aiuta a guarire dalla mia strana ossessione.Eseguire autopsie,anzi la accuisce.
Da medico non posso fare a meno di guardare un essere vivente,morente,o deceduto da tempo,come stretta forma e funzione.Come sostanza biologica e reazione chimica.Semplice funzione.Come un geologo osserva una roccia.
Si probabilmente l'essere un medico legale ha aiutato la mia condizione.Il mio sguardo non è quello di un uomo.
Gia da bambino a volte mi fermavo a fissare i volti della gente.Rimanevo a guardare i sorrisi,le risate.Le smorfie,le contrazioni i sussulti della carne del viso.Gli occhi contratti.Le voci.I suoni emessi.
L'assurda forma dell'essere umano è la mia ossessione.
Significa guardare con gli stessi occhi di una vita che piomba nel nostro mondo da una realtà a noi sconosciuta.
Mi capita nel bel mezzo di una serata allegra.Durante un concerto,oppure mentre passeggio in centro.Quando sono solo,mentre guardo la TV,durante un amplesso o alla fine di un lungo bacio.
Niente mi leva dalla testa che siamo esseri fondamentalmente osceni.Certo in alcune giornate di clemenza ritengo la mia specie quantomeno bizzarra,ma in genere non può che suscitare un certo ribrezzo.
Ma insomma,come non si fa a guardare oltre le consuetudini che la nostra stessa natura ci impone...
Vediamo uomini,donne,bambini muoversi,correre,parlare,urlare,ridere,semplicemente camminare,stare fermi e seduti.Alcuni ci appaiono belli,alcuni orrendi,alcuni indifferenti,alcuni ci affascinano,alcuni ci respingono,alcuni ci attraggono.Sono corpi pulsanti di vita.Corpi come il nostro.
Dobbiamo immaginare per un momento di non averlo mai avuto un corpo,e di non sapere nemmeno cosa sia.
Immaginiamo di provenire da altre realta',da altri pianeti e incontrare un essere umano.
Guardiamoci.
Un blocco semisolido dal quale spuntano quattro protuberanze lunghe e sformate.Dai movimenti convulsi e confusi.Alle estremita di ognuna altre cinque piccole escrescenze.Il tutto rivestito da un tessuto spugnoso e spesso unto dal colore indefinibile chiamato pelle.Una palla nella quale è scavato un buco umido e profondo chiamato bocca.
Due sfere bianche e bagnate emergono da altri due strappi.Si muovono nervosi e si chiamani occhi.
Due scarabocchi di carne chiamati orecchie.Una protuberanza ossuta,bucata e sibilante chiamata naso.
Una specie di sacco puzzolente contenente una serie di masse umide e viscide chiamate organi.
Ad ogni sollecitazione,suoni confusi,osceni,atroci escono dal profondo di quell'ammasso di carne e ossa chiamato corpo.Corpi che si toccano,si sbattono,si penetrano,emettono urla e sospiri.Suoni bizzarri di creature bizzarre.
E questi corpi esplodono di luquidi.
Fluidi rossi,fluidi maleodoranti e caldi.Fluidi biancastri e vischiosi.Ammassi bagnati di putrida sostanza.Ogni orribile corpo non smette un attimo di secernere qualcosa.Tutti noi non smettiamo mai di secernere qualcosa.
Finche il corpo è vivo,il corpo è bagnato.Baganto di caldo,bagnato di denso,di fredda sostanza,bagnato di grasso,bagnato di calore,bagnato di piacere.Semplicemente bagnato.E una volta che smette di vivere,questo sacco umido ululante e contorto diventa duro e scuro.Marcisce ed emette putrescenza,vermi e malattie.
Siamo davvero creature bizzarre.Eppure la magia della nostra vita è quella di vedere solo bellezza.Ognuno di noi sente il bisogno di abbracciare qualcosa di simile a noi stessi.Un altro corpo.
Riconoscersi.
E sopratutto continuare a secernere qualcosa.

lunedì 20 settembre 2010

La notte finisce troppo presto.



Lo so che è stupido cedere alla propria rabbia quando ci si trova stretti da quattro mura,improvvisamente più umide di quanto si ricordasse.Lo so che è stupido arrendersi cosi ai propri lati oscuri.Ma c'e un male ben più acido di qualsiasi vera malattia.E' un male che quando reagisce con le difese,fa emergere mostri dagli specchi,dalle pareti,dall'interno di noi stessi.Ci cambia.E se non l'avete capito è della solitudine che parlo.
Non è quella beata oasi di speranza monastica a cui molti aspirano,quella solitudine che odora forte di troppo amore per se stessi.Parlo della solitudine di chi è privato delle forze.Di chi è condannato a se stesso.La peggiore delle sentenze.
E quindi è cosi che si diventa.Rabbiosi.
Desiderosi di crescere quel piccolo globo oscuro di male che cova all'interno dell'intestino.
E' quella creatura crescente che ti spinge ad evitare ogni luogo dove esplodano risate e brindisi d'allegria.
E' una spinta nera verso la carne,verso confini scivolosi,verso sofferenze che assomigliano sempre di più a carezze.A quelle che un tempo avresti chiamato coccole.
Non è quindi una serata tra amici quello che cerchi.Non è una notte pacifica,o un cielo stellato quello di cui hai bisogno.
E' la furibonda lotta sotto un palco quello in cui vuoi trovarti.
Uno scontro ad armi impari,una bolla pulsante di carne e sudore,di pelle graffiata,di occhi neri e botte in testa.Di risse scoppiate e sedate in pochi istanti sotto gli sputi di un cantante urlante e di una batteria infernale.Non basta nemmeno pompare nel cuore i più crudeli e infernali pensieri.
Una parvenza di cura,forse,è la necessità della propria perversione,dello spremere via ogni sentimento del quale siano imbevute le carni.
Ma non è nemmeno lo squallido spettacolo bondage a guarirti.Nemmeno la palla in bocca alla scheletrica modella legata e appesa al soffitto del locale a farti sentire meglio.Non lo farebbe nemmeno la piu profonda frustata su quella bianca schiena.Nemmeno se si contorcesse dal dolore e dal piacere.
Nemmeno le carni trafitte e appese nelle più selvagge sospensioni.Nemmeno il sesso orale consumato a metà nella più sporca darkroom tra fazzoletti secchi di sperma e boccette di popper finite a terra.
E' in quel momento che inizia la paura.Il tuo monologo interiore.
Ma non è il mercurio al posto del sangue che la rabbia ti pompa nel cervello.Non sono le puttane gotiche e le maschere antigas dei peggiori mostri da dancefloor.Non sono gli occhi brucianti di febbre del tossico sudato che fissa le luci UV.
Non sono i Velvet Acid Christ.
Non è il clangore malefico che urla dal sound system e che fa muovere i culi racchiusi in calze a rete e body in pelle.Non sono le urla sataniche degli Hocico.
Non sono i beat disperati che scuotono il pavimento.
Non sono i cessi maleodoranti.Non sono le bottiglie rotte in testa.
Non è il viso pallido macchiato di lacrime e rimmel di una lolita inginocchiata di fronte al proprio vomito.
Niente di tutto questo.
C'e una sola cosa che ti terrorizza.
Quando ti accorgi che la notte finisce troppo presto.
Perche è quando ti lasci alle spalle tutto questo,che ti trovi di fronte ad un mostro di luce.La luce del giorno che scopre la strada verso casa.Una strada cruda e gelida.Troppo reale per essere accettabile.Una strada grigia che conduce di nuovo verso l'umido cuore del tuo male peggiore.Una peste chiamata solitudine.

domenica 22 agosto 2010

Dedicato ad un amico


Parliamoci chiaro.Da questa stronzata non torneremo indietro.E va bene che sia cosi.
Anzi è il senso ultimo della cosa.Se ci fosse da tornare non avrebbe significato tutto questo.

A svegliarmi è stato il profumo di carne alla griglia.
Il sole doveva essere calato da ore.Dopo una notte insonne passata a pensare e una mattina intera di viaggio avevo bisogno di un lungo sonno.
Dormire nella stanza che ha visto i miei sonnellini di bambino ha un valore davvero simbolico.La vecchia casa lasciatami dai nonni paterni.La casa dove "il mio corpo fanciulletto giace" in pratica.

Quando si muore si rivede tutta la propria vita.
Non ho mai capito sta frase.L'ho sempre immaginata come un instante,una sequenza di pochi secondi, in cui scorre una sorta di film.Una frase cinematografica e niente di più.Però ora, forse comincio a capirne il senso.
Una lenta maniera di rendersi conto delle cose.Un flusso di coscienza difficile da arrestare.In fondo è proprio ora che ho aperto gli occhi,sentendo il profumo dei fuochi portato dall'aria,che vedo in maniera cruda e totale la mia vita fino ad oggi.Non mi ero ancora reso conto di quanto fortunato io sia stato a vivere i miei anni di fuoco da protagonista.Vivere inimitabile diceva qualcuno.Ma allo stesso modo mi rendo conto amaramente di quanto siano stati buttati gli ultimi anni di anonimato,di vita "normale", di vita civile.
La sensazione deve essere stata la stessa di tutti noi.Trascinati ciecamente dal richiamo del nostro ardere interiore.Mai sopito,mai spento del tutto,soltato in attesa di riprendere vita in maniera definitiva e probabilmente devastante.

La settembrina sagra di paese è la scena ideale per il nostro solenne incontro dopo tanti anni.Stringersi la mano con un sorriso triste e non voler lasciarla più.Tutto è nato da me e lui in fondo.

."Alla fine ci siamo arrivati.Qui si rischia sul serio di rimanere secchi"-


Addentando una salsiccia questa affermazione rende meglio il senso di noi vent'anni fa.Fregarsene di tutto.Anche della morte.Poi ci siamo trasformati.Abbiamo abbandonato.
Quando hanno arrestato lui,ci siamo trasformati in parodie di noi stessi.
Ma non è semplice dimenticare di essere stati criminali per vocazione.
Per quasi otto anni siamo stati una delle bande criminali più importanti d'Italia.Abbiamo fatto tutto quel cazzo che ci pareva.Per noi non c'era legge,al di fuori della nostra.Quando hanno beccato lui,il piu umile e il più silenzioso dei nostri,quello che al tempo sembrava il meno convinto della propria vita criminale,pensavamo fosse questione di giorni.E invece no...
Quasi trent'anni di silenzio.Pagati giorno per giorno.Nella nostro vergognoso mutismo,quando abbiamo deciso di dividerci e di abbandonare la vita criminale.
E' stato qualche settimana fa, la certezza,che le cose stavano per degenerare.

La sua telefonata,dopo anni e anni.Sentire la sua voce mi ha congelato.Il mio migliore amico,compagno di tante cazzate e di tanti momenti grandiosi.
Il male non gli lascia scampo.Qualche mese al massimo.Nessuno di noi è fatto per morire su di un letto d'ospedale.
Rifondare la vecchia banda per una ultima azione è davvero da film,ma è la degna conclusione della nostra vita.
Un ultimo assalto alla prigione dove,in silenzio,da vent'anni si trascina sepellito li l'unico di noi ad aver pagato.
Vivere cosi è stata una vergogna.E ora è tempo di pagare.
Nel peggiore dei casi finiremo in una cella fino alla fine dei nostri giorni.Nel migliore dei casi moriremo trivellati dai colpi dei mitra.
Liberarlo e riuscire a farla franca,beh,questo sarebbe davvero da film.

A volte emerge dal nulla.Quando sei contretto a romperti il culo,quando sei constretto a stare ai comodi di qualche povero idiota,quando sei costretto a vedere ingiustizie.Allora li emerge quel lato di te,che ti cambia gli occhi,che ti cambia la voce.Quella faccia di te che anni fa entrava in una banca congelando chiunque con lo sguardo,e senza esitare essere pronti a sparare.
Eppure essere costretti a soffocarlo.
E tutto questo sapendo che qualcuno sta pagando il tuo passato per te.

La festa notturna di paese.Tavole divorate dai tarli.Griglie brucianti carne.Musica e vino.
Sgranchirsi le ossa.Allungare i muscoli fino a che il cervello si riempia di sangue.
Essere svegli completamente.
Pisciando in riva al fosso,di fronte alla vecchia casa.Proprio come facevamo un tempo.Non usavamo mai il bagno.Sempre fuori.Anche di inverno.
L'odore di merda di vacca che arriva dai campi mi riporta indietro di anni.Quando i pomeriggi di Agosto correvamo in bicicletta tra le strade polverose della mia campagna.
La polvere rossa ci riempiva i vestiti e la nostra pelle scottata dal sole.
Mentre mi svuoto la vescica sale la musica alle mie spalle,dietro la chiesa.
Forse non mi rendo ancora conto che questa è la mia ultima notte serena.
Domani partirò per il mio ultimo viaggio.
Ultimo perche non c'è ritorno.Non c'e modo di tornare.
Una strana festa di paese.Sfrenata.Liberatoria.Direi quasi pagana.
-"Cazzo dovevi tornare tu per una cosa del genere."
I balli e le risate assumono toni infernali ad ogni mi passo.Coppie di vecchi schifosi,ubriachi seminudi e flaccidi,ballano in maniera oscena.
Le pelli grinzose si strusciano e le bocche sdentate si aprono ballando a cerchio lontano dai falò e dalle fisarmoniche.
-"Ma che cazzo succede stanotte.."
La sfrenate furia dionisiaca della carne si manifesta proprio questa notte.L'ultima notte da anonimo cittadino.La fine della vita inutile.
Proprio nel lato piu buio e nascosto del piazzale della festa.Seduto lungo un fosso,lontano dal calore dei fuochi,ridendo,un vecchio completamente nudo con una bottiglia in mano ci da il senso del confine.Del senso liminale.Del passaggio.Questa notte è il rito di passaggio.



Il sole si è alzato ed è ora di andare.
"Ci aspettano tutti li.Ci incontreremo in quel piccolo chiosco sul lago,te lo ricordi"
-"ovvio"
-"e questo te lo ricordi?"

Guardando l'enorme albero al quale era appoggiato,non so spiegare quanto profonda,quanto forte sia la commozione di rivedere il nodoso arbusto dove ci arrampiacavamo da bambini.Come se qualcuno si aggrappasse al mio cuore.
Non potevo dimenticarlo.E' sempre rimasto li dietro l'angolo della mia mente.Ma rivederlo ora è come quando,in sogno vedi una persona amata che sai di non poter rivedere più.
Tutto quello che ho vissuto fino ad ora,non lo rivedrò mai più.
Ecco la fine del film della mia vita.Semplice.

Un viaggio senza rendersi conto.Nel calore dell'aria settembrina che entra dai finestrini.Nel silenzio più assoluto.
Ritrovare tutta la banda.Tutti con il sorriso.Alcuni irriconoscibili,alcuni mai cambiati,alcuni migliorati,alcuni sfatti dalla vita.Rivedere in salute e sorridente il vecchio professore della pistola,che mi viene davanti stringendomi le spalle mi saluta.
-"ciao vecchio soldato"-

sabato 3 aprile 2010

Porn movies




Le luci di scena illumiano le grosse spalle di Danny Raw.
Danny Raw in realtà si chiama Mario.Il nome (del cazzo)gli fu affibiato dal regista delle sue prime scene.
"Mario,certo che sei...come dire.Ruvido con quelle ragazze"
Lui voleva chiamarsi Henri Horne.Non si sa bene perchè.
Sprecare pellicola.Niente fa incazzare di più la produzione di questi tempi
Il problema è che non riesce a venire.
Se ne sta li da 10 minuti a martellarsi il pisello mentre,stiracchiandosi le gambe la signorina rossa e lentigginosa,aspetta annoiata il cumshot che non arriva.Osserva fissando il movimento della mano.
In religioso silenzio tutti aspettano.
Si sente solo il rumore della pelle umida che ritmicamente va su e giu' sul cazzo.
Una volta era perfetto nei tempi.Quando il regista diceva che era il momento,la scena finiva.
Teneva meno stretta la mano,teneva distante pochi millimetri il pollice dalla pelle della cappella.Tutti trucchetti per concentrare l'orgasmo all'ordine suo.
Al momento opportuno bastava andarci pesante un paio di secondi,strofinare la pelle ormai intorpidita,stringere più forte ed esplodere in faccia alla signorina di turno.
Oggi non succede piu.
Forse troppi film.Troppo sesso meccanico.
Viene quando si masturba a casa, solo, riguardandosi in DVD.
Essere stanchi del proprio lavoro è qualcosa che ad un pornoattore non è concesso.
Dopo aver concluso con molta concentrazione e dopo lamentela del regista Danny se ne sta fuori a guadare il cielo di Budapest.
"Cazzo non si può,non si può lavorare in sto modo"
Lamenti che non arrivano sul balcone.Aria fresca profumata di primavera.
"C'e bisogno di gente nuova,basta gente scoppiata"
Danny sputa giù cercando di beccare le macchine.

Mi ritrovo ,dopo una serie di film prodotti ai tempi d'oro, a fare casting e a seguire produzioni in un momento dove il mercato è in crisi nera.
Non c'è più investimento.
E neppure la professionalità.
Ultimamente qui ad est ha visto girare troppa gente uscita da chissa quali bar e raccolta da chissa quali strade.
Ragazzine appena maggorenni dal trucco sfatto e con il crack nella borsetta.
Ieri pomeriggio per questa scena ho dovuto scegliere tra 6 ragazze.
Una che continuava a guardarmi con occhi caldi come se dovessi essere io poi a scoparla sotto le telecamere.
Un altra con un naso da pugile schiacciato in chissà quale rissa.
Poi meglio non pensare ai test medici.
Sconforto.Puzza di degrado che avanza da sotto la porta.
Una di quelle ragazze aveva tutta l'aria di avere il peso del mondo addosso.Non è di questo che il porno ha bisogno.
Si perchè in questo mondo non si entra per i soldi.
Se non entri nel porno con il sorriso, con la voglia di giocare ,con la voglia di scendere in strada e guardare la gente normale dall'alto al basso avendo pietà della loro timida sessualità nascosta e pruriginosa,nel mondo del porno non ci cammini.Non vai avanti.
C'è ancora bisogno di gente che glorifichi se stessa in un acrobatico doggy style.
C'è bisogno di gente che perda l'iniziativa all'improvviso dimenticandosi del tizio con l'asta del microfono dietro alla schiena.
Sogno una immensa gang bang,pulsante di carne ,sulla vetta di una collina ,distesa su di un manto verde,sotto il diluvio,in assenza totale di luce,nascosta dalla coltre nera e accompagnata da tuoni che fanno vibrare la terra.Corpi urlanti e infangati illuminati solo dai lampi.
E invece mi ritrovo su una sedia pieghevole a dover scegliere quale ragazza far scopare da quello che non lo vorrebbe nemmeno più fare.
Pagato per scopare.C'e la fila di gente che prenderebbe il sui posto volentieri.
E lui invece vuole smettere.Bruce Jizz si fa chiamare.
Siede li nudo,mandando SMS alla moglie in attesa che tocchi alla sua scena della doccia.
Mentre riordinano il salotto e qualcuno mette su una pasta in cucina, lui se ne sta li da solo, tentando di capire come funziona il nuovo cellulare stringendo gli occhi dietro agli occhiali.
E' un momento difficile, dice spesso.
La sua pelle non e' piu tirata e lucida come un tempo.Non è più lo stesso corpo scolpito degli inizi.
Lui che aveva debuttato in uno di quei vecchi film in costume.Uno di quei film con gli schizzi a rallentantore.Con gli orgasmi doppiati.
Nel tempo in lui è nato qualcosa di strano.Un segreto difficile da confessare.
Nell'ambiente, da un po di tempo qualche voce si è sentita.
Persone dalle abitudini bizzarre ne ho conoscite parecche in questi anni.
Generalmente tutte persone serene che vivono tranquillamente la loro ossessione per il sesso.
Sesso più o meno perverso,più o meno normale ed accettabile.
C'era un attore Americano con la fissazione per le vecchie.
Gli piacevano le vecchie.Ma non le MILF.Non quelle bombe sessuali pronte a distruggerti.
Vecchie.Semplicemente decrepite.
Beh questa strana mania poteva essere utile al lavoro.Ci sono registi che li cercano come oro nascosto attori come lui.
Ma la segreta ossessione di quello che si sta preparando per infilarsi sotto la doccia con la ragazza dai capelli platino e tette rifatte senza averne la voglia ,è qualcosa di davvero difficile da spiegare.
Qualcosa che non potrà mai interessare nessun regista.
A guardarlo prendere per i capelli la bella e flessuosa ragazza,mentre gli accarezza il corpo bagnato dall'acqua, non si direbbe affatto.
I manichini.
Fa sesso con i manichini.Si,fa ridere.
Da ragazzino, nel magazzino di casa sua c'era un busto.
Senza gambe e senza testa.
Sufficentemente corpo da accopagnare le masturbazioni segrete del futuro pornoattore.
Leggenda narra che un pomeriggio, dopo una scena che non prevedeva l'orgasmo da parte sua, si rilassò in solitudine nel ripostiglio del guardaroba accarezzando i fianchi freddi di un manichino.
Nella sua camera ora c'e uno spendido manichino perfetto nelle proporzioni, color latte,senza sguardo,senza viso.
Liscio e freddo.
Abbracciare quelle curve perfette ,senza vita ,senza calore,senza sudore.
Piano piano e' diventata l'unica sua forma di eccitazione.La carne non lo soddisfa più.Il calore e i fluidi corporei ultimamente addirittura lo ripugnano.
Malsano a dir poco.Questa cosa l'ho sempre immaginata come una specie di necrofilia.
Eccitarsi per qualcosa che ricorda una forma umana,rigida e gelida.
Insomma questo mi tocca vedere oggi.Uomini che si aggrappano alle solide tette di un manichino e donne che piangono la mancaza di un figlio asciugandosi gli occhi con la carta igenica allo specchio del bagno e un quarto d'ora dopo sono li a sorridere maliziose alla telecamera mentre grosse mani frugano nelle loro mutandine.
Degrado.
Vorrei tanto tornare a quando gioendo della nostra libertà ridevamo con le attrici,mentre si asciugavano lo sperma dalla faccia, delle espressioni masturbatorie di quelli che avrebbero visto il film.
Quando ci sentivamo superiori davvero e non ci vergognavamo di nulla, noi che conoscevamo noi stessi tanto da usarci con gioia fino a quel punto.
Il sogno di una infinita orgia, di risate e gemiti continui ,anche all'epoca dominava i miei pensieri.
Un mare di corpi lucidi e aggroviglaiti sotto lo suguardo di un immenso Dioniso dal piede carpino e dalle corna arrotolate sulla testa,urlante la gioia della vita.
E dietro l'orizzonte una citta fredda pallida e tremante di gente terrorizzata da quell'urlo e infinitamente triste, che a quel Dionisiaco amore non parteciperà mai.

venerdì 2 aprile 2010

Senza fare rumore



Pciu.Pciu.
Piu o meno e' il suono del silenziatore.
Uccidere con il silenziatore rende tutto più banale.
Senza il botto sembra di non farlo.Semplicemente quello cammina, parla o ride, o fa quello che stava facendo e dopo il Pciu Pciu non lo fa piu.
Semplice.
Ecco nel mezzo di questa boscaglia un bel botto,uno stormo di uccelli a levarsi dai rami e un sordo eco ad accompagnare la caduta sul tappeto di foglie avrebbe reso molto di piu il senso della parola omicidio.
Non è che lo faccio per piacere.Non che mi disturbi chi lo fa.
Lo faccio perche mi riesce bene.
A pensarci è un lavoro come un altro.Insomma mi pagano per farlo.
Lo faccio perche non mi sconvolge.Non mi da nessuna emozione a dire il vero.
E' esattamente come quando uccidevo le galline da mio nonno.
Forse le prime volte, certo, un po turbato ,ma poi passa.
Impari il meccanismo.Qualsiasi reazione dell'animale e' parte del meccanismo.
Appoggi il manico della scopa sul collo, premi con il piede.Batte le ali per un po', poi piu lentamente, poi un altro colpo, e poi niente altro.
E cosi piano piano diventa anche per l'uomo.
Si e' un po piu complicato di cosi,lo ammetto.
Ma la sostanza e' quella.Un meccanismo.
Pciu Pciu.
Io personalmente armi da taglio mai.Quello si ,mi risulta difficile.
Tutto quel sangue.La lotta fisica.Il gorgoglio della gola tagliata.
Ecco quello un po disturba diciamo la verità.
Ma la pistola e' tutta un altra cosa.
La pistola e' fredda.Non ti fa sentire la carne che perde vita.Mantiene la distanza.

E'un lavoro che lascia molto tempo libero.Non è che si uccida tutti i giorni.
Capita di dover viaggiare.Di dover fingere di essere tante cose che non sei.
Come adesso.
Per il grassone steso con la faccia sulle foglie marroni io ero il giovane architetto conosciuto per caso nella stazione di servizio e con tanta voglia di farsi abbordare.
Non poteva sospettare che un pompino in mezzo al boschetto non era quello che lo aspettava.
Prima di sparare stava parlando di come volesse innamorarsi, ma di come fosse difficile di questi tempi.Era più facile un tempo.Quando l'omosessualità era ancora sotterranea.Quando l'essere costretti a nascondersi ti univa profondamente una volta trovati.
Parlava di amore anche quando si scopava tipi che vedeva per 2 o 3 settimane per poi sparire,non prima di avergli attaccato l'AIDS.
Ecco lui sapeva bene di averlo.Ma non gli interessava.
Non ho capito bene se lo eccitava ancora di più l'idea di passare la malattia attraverso l'ano dilatato e bagnato dei suoi compagni di giochi, oppure semplicemente era molto simile a me.
Un uomo dal cuore in inverno perenne.
A pagare questa volta è stato proprio uno dei suoi amichetti che tanti anni fa si prese il regalo.
Neanche la dignità di ammalarsi aveva.E nemmeno quella di vendicarsi da solo, se mai servisse una vendetta.
Ma il cliente ha sempre ragione.Sopratutto quando paga tutto in anticipo.Cosa molto inusuale,ma certo, non gli resta molto da vivere e i soldi non se li può portare dove stava per andare.
Una fetta va a chi mi copre e il resto diviso in 3 conti diversi.
Oltre che pagare le coperture devo spesso fare lavoretti anche per loro.
I loro lavoretti sono sempre poco simpatici.
Roba pericolosa.O roba delicata.Roba che nemmeno gente come loro vorrebbe fare.
Fare una strage con un M4 , anche se con il silenziatore, fa un casino tremendo.
Gente che urla,gente che scappa, qualcuno magari tenta di reagire.Ma alla fine resta solo il silenzio stanze vuote e vite finite.Il tutto è molto rischiso.Troppa esposizione.
Oppure fare esplodere un vagone di un treno non è cosa che si fa rischiando di essere beccati.E qui entro io.

Il profumo dell'olio,mentre pulisci la Beretta ti fa capire che hai di fronte un periodo di lunga pace e solitudine.
Prendere l'aereo,e tornare alla mia campagna,al mio orto,alle mie bestie e' l'unico desiderio dopo aver fatto il lavoro.

Una sola volta ho sognato una mia vittima.
Non ricordo nemmeno perchè qualcuno lo voleva stecchito.Ricordo solo che prima di morire mi disse "tanto qualcuno lo farà con te.Ricordalo bene".
E' stato l'unico a rendersi conto di chi ero.Di cosa ero.
Mi venne in sogno sorridendomi con denti bianchissimi.Enormi.
E con gli occhi terribilmente spalancati rideva.
Ricordo i brividi lungo la schiena quando mi trovai nel letto sveglio a guardare le ultime immagini del sogno svanire sul soffitto.


Sento arrivare la macchina,vedo la terra alzarsi in fondo alla strada.
Significa che vengono a chiamarmi per altri viaggi,per altri lavori.
Significa che potrei lasciare la mia campagna anche per sempre.Potrei morire.
La polizia potrebbe creare casini se mi arrestassero a la protezione dovrebbe impiegare del tempo a tirarmi fuori.
Io ho bisogno della mia campagna.Lontanto da tutto.
Quando cammino per le strade mai zitte di quelle enormi città non penso altro che alla mia campagna.
Le risate della gente in strada.I clacson.Le luci delle insegne.Sacchi di immondizia.Taxi.Gli sputi per terra.La puzza di fritto.Un cadavere ancora caldo.
Quando vedo quei vecchi dormire stesi su cartoni e quelle puttane dal culo flaccido ridere tra loro di un cliente, mi fa pensare che forse dovrei mollare tutto e ritirarmi alla mia vita di campagna completamente.
Contadino a tempo pieno.Questo io mi sento.
Non credo sia cosi facile.Non so se me lo permetteranno.
Una volta iniziata una certa vita non puoi dire "grazie arrivederci" e chiudere la porta.
Non e' cosi semplice.
Quando inizi ad uccidere,non ti fermi.
E'semplice.Un meccanismo.
Allora temo che quando nel mio cuore arriverà la primavera.Quando un po di luce si fara anche dentro di me, credo che la soluzione sara sedermi sotto l'albero in giardino ad ascoltare il ronzio morbido degli insetti e il calore del sole sulla pelle.
Avvitare il silenziatore alla Beretta, infilarmela in bocca, e finalmente farla finita con un sordo
flop




Nel frattempo.io sparo.
Silenziosamente.