venerdì 2 aprile 2010

Senza fare rumore



Pciu.Pciu.
Piu o meno e' il suono del silenziatore.
Uccidere con il silenziatore rende tutto più banale.
Senza il botto sembra di non farlo.Semplicemente quello cammina, parla o ride, o fa quello che stava facendo e dopo il Pciu Pciu non lo fa piu.
Semplice.
Ecco nel mezzo di questa boscaglia un bel botto,uno stormo di uccelli a levarsi dai rami e un sordo eco ad accompagnare la caduta sul tappeto di foglie avrebbe reso molto di piu il senso della parola omicidio.
Non è che lo faccio per piacere.Non che mi disturbi chi lo fa.
Lo faccio perche mi riesce bene.
A pensarci è un lavoro come un altro.Insomma mi pagano per farlo.
Lo faccio perche non mi sconvolge.Non mi da nessuna emozione a dire il vero.
E' esattamente come quando uccidevo le galline da mio nonno.
Forse le prime volte, certo, un po turbato ,ma poi passa.
Impari il meccanismo.Qualsiasi reazione dell'animale e' parte del meccanismo.
Appoggi il manico della scopa sul collo, premi con il piede.Batte le ali per un po', poi piu lentamente, poi un altro colpo, e poi niente altro.
E cosi piano piano diventa anche per l'uomo.
Si e' un po piu complicato di cosi,lo ammetto.
Ma la sostanza e' quella.Un meccanismo.
Pciu Pciu.
Io personalmente armi da taglio mai.Quello si ,mi risulta difficile.
Tutto quel sangue.La lotta fisica.Il gorgoglio della gola tagliata.
Ecco quello un po disturba diciamo la verità.
Ma la pistola e' tutta un altra cosa.
La pistola e' fredda.Non ti fa sentire la carne che perde vita.Mantiene la distanza.

E'un lavoro che lascia molto tempo libero.Non è che si uccida tutti i giorni.
Capita di dover viaggiare.Di dover fingere di essere tante cose che non sei.
Come adesso.
Per il grassone steso con la faccia sulle foglie marroni io ero il giovane architetto conosciuto per caso nella stazione di servizio e con tanta voglia di farsi abbordare.
Non poteva sospettare che un pompino in mezzo al boschetto non era quello che lo aspettava.
Prima di sparare stava parlando di come volesse innamorarsi, ma di come fosse difficile di questi tempi.Era più facile un tempo.Quando l'omosessualità era ancora sotterranea.Quando l'essere costretti a nascondersi ti univa profondamente una volta trovati.
Parlava di amore anche quando si scopava tipi che vedeva per 2 o 3 settimane per poi sparire,non prima di avergli attaccato l'AIDS.
Ecco lui sapeva bene di averlo.Ma non gli interessava.
Non ho capito bene se lo eccitava ancora di più l'idea di passare la malattia attraverso l'ano dilatato e bagnato dei suoi compagni di giochi, oppure semplicemente era molto simile a me.
Un uomo dal cuore in inverno perenne.
A pagare questa volta è stato proprio uno dei suoi amichetti che tanti anni fa si prese il regalo.
Neanche la dignità di ammalarsi aveva.E nemmeno quella di vendicarsi da solo, se mai servisse una vendetta.
Ma il cliente ha sempre ragione.Sopratutto quando paga tutto in anticipo.Cosa molto inusuale,ma certo, non gli resta molto da vivere e i soldi non se li può portare dove stava per andare.
Una fetta va a chi mi copre e il resto diviso in 3 conti diversi.
Oltre che pagare le coperture devo spesso fare lavoretti anche per loro.
I loro lavoretti sono sempre poco simpatici.
Roba pericolosa.O roba delicata.Roba che nemmeno gente come loro vorrebbe fare.
Fare una strage con un M4 , anche se con il silenziatore, fa un casino tremendo.
Gente che urla,gente che scappa, qualcuno magari tenta di reagire.Ma alla fine resta solo il silenzio stanze vuote e vite finite.Il tutto è molto rischiso.Troppa esposizione.
Oppure fare esplodere un vagone di un treno non è cosa che si fa rischiando di essere beccati.E qui entro io.

Il profumo dell'olio,mentre pulisci la Beretta ti fa capire che hai di fronte un periodo di lunga pace e solitudine.
Prendere l'aereo,e tornare alla mia campagna,al mio orto,alle mie bestie e' l'unico desiderio dopo aver fatto il lavoro.

Una sola volta ho sognato una mia vittima.
Non ricordo nemmeno perchè qualcuno lo voleva stecchito.Ricordo solo che prima di morire mi disse "tanto qualcuno lo farà con te.Ricordalo bene".
E' stato l'unico a rendersi conto di chi ero.Di cosa ero.
Mi venne in sogno sorridendomi con denti bianchissimi.Enormi.
E con gli occhi terribilmente spalancati rideva.
Ricordo i brividi lungo la schiena quando mi trovai nel letto sveglio a guardare le ultime immagini del sogno svanire sul soffitto.


Sento arrivare la macchina,vedo la terra alzarsi in fondo alla strada.
Significa che vengono a chiamarmi per altri viaggi,per altri lavori.
Significa che potrei lasciare la mia campagna anche per sempre.Potrei morire.
La polizia potrebbe creare casini se mi arrestassero a la protezione dovrebbe impiegare del tempo a tirarmi fuori.
Io ho bisogno della mia campagna.Lontanto da tutto.
Quando cammino per le strade mai zitte di quelle enormi città non penso altro che alla mia campagna.
Le risate della gente in strada.I clacson.Le luci delle insegne.Sacchi di immondizia.Taxi.Gli sputi per terra.La puzza di fritto.Un cadavere ancora caldo.
Quando vedo quei vecchi dormire stesi su cartoni e quelle puttane dal culo flaccido ridere tra loro di un cliente, mi fa pensare che forse dovrei mollare tutto e ritirarmi alla mia vita di campagna completamente.
Contadino a tempo pieno.Questo io mi sento.
Non credo sia cosi facile.Non so se me lo permetteranno.
Una volta iniziata una certa vita non puoi dire "grazie arrivederci" e chiudere la porta.
Non e' cosi semplice.
Quando inizi ad uccidere,non ti fermi.
E'semplice.Un meccanismo.
Allora temo che quando nel mio cuore arriverà la primavera.Quando un po di luce si fara anche dentro di me, credo che la soluzione sara sedermi sotto l'albero in giardino ad ascoltare il ronzio morbido degli insetti e il calore del sole sulla pelle.
Avvitare il silenziatore alla Beretta, infilarmela in bocca, e finalmente farla finita con un sordo
flop




Nel frattempo.io sparo.
Silenziosamente.

domenica 28 marzo 2010

Piccola storia patetica


Quella chiazza di sangue,che silenziosa se ne sta li ferma sulla neve,ha un nome.
Si chiama vendetta.
Non c'e nulla di sbagliato.
Spesso vendetta e' un termine che si tende a guardare con sospetto.Anzi,si guarda davvero male.E' sinonimo di debolezza,di errore,di rabbia senza controllo.Ma invece no.
La vendetta e' pura.Come la matematica.Come uno più uno.
Pulito e limpido.
Non c'e nulla di sporco nella vendetta.
Sopratutto quando viene congelata nella mente.Quando anche immersa nel ghiaccio mantiene un caldo cuore che brucia.
Quella e' vera vendetta.
Quella merita di liberarsi.In tutta la sua forza.
Certo la vendetta non fa tornare indietro il tempo.Forse non serve a molto.Ma di sicuro e' necessaria per la pulizia.Per far ritornare tutto alla purezza.
In fondo nemmeno uno più uno uguale due è in sè utile,ma di sicuro ha una purezza che può rivelarsi fondamentale.
Pura e pulita come quel sangue rosso disteso su di un soffice manto bianco.
La piazza del paese vuota.Solo neve.
Un corpo steso.Un corpo provato dalla vita
Una enorme,luminosa chiazza rossa.


Il Lupo vaga da molti giorni per il paesino.Aveva giurato di non tornarci piu.
Il paesino dove è nato.Dove è cresciuto.Dove per la prima volta e' stato preso.Dove ha sepellito sua madre.E ora,poco lontano dalla madre,riposa la donna amava.
Anzi,la donna che ama.
A portarla li dentro.In quella cassa di legno sotto metri di terra e vermi è stato l'uomo, che ora se ne sta steso sulla neve alle sue spelle mentre si allontana.
Uno dei suoi piu grandi amici.
E' stato assieme a lui la prima volta che passarono dei guai con i Carabinieri.
Avevano sedici anni.
Il tempo è passato.Ma in quel paesino aggrappato disperatamente alla collina le strade sono rimaste strette e buie come un tempo.
E' lui ad essere cambiato.
Gli ultimi anni passati in galera sono stati i più duri.Sono quelli in cui ha cominciato a coltivare l'odio come fosse una pianta rara.
Quando si trovò davanti parecchi anni da passare in gabbia,sapeva di poter contare su di lui.Stare accanto alla sua donna.Difenderla per lui.
Era una sicurezza.
Quello che non pensava era di essere cosi idiota da credere che la sua amicizia avrebbe resistito.A credere che la lealta' fosse un valore.A credere che quell'uomo con cui aveva condiviso tante stronzate e tanta vita si riducesse ad essere un subumano.
Mentre lui marciva in quella piccola cella puzzolente il suo amico fuori si perdeva nell'eroina.
Quello che non doveva succedere però, e che tutto questo prendesse anche lei.
Una notte fece un grande errore.Il vero grande errore di una vita.
Una sera tornando da una notte in giro chissà dove la loro macchina sbandò.
Lei mori',lui no.

E questo non poteva essere perdonato finche' il Lupo avesse vita.
Da allora,chiuso in quella specie di buco,non aspettava altro che uscire per finire quello che l'eronia non ha fatto fino ad oggi.
Uccidere.
Di notte a volte si svegliava con le mani brucianti.Con la voglia di devastarle addosso al suo viso,finche non ci fosse nulla di riconoscibile.
I primi giorni,dopo che il dolore si era gia trasformato in odio,la sua cella veniva regolarmente distrutta dalla sua rabbia.
E ora che erano passati anni,era li.Nella piazza del suo vecchio paesello,a cercare di rimettere a posto gli equilibri della sua vita.
Poco importa se questo lo avrebbe rimandato di nuovo in galera.Non gli importava piu nulla ormai.Di certo ormai il futuro non aveva nessun senso per lui.
Tutta la sua vita era racchiusa nel passato.La sua infanzia felice.La sua adolescenza selvaggia.La lealta' di una amicizia.Un amore.Tradimento estremo.
Fine.
Li il senso di una vita si era arrotolato in sè stesso.Nessuna via di fuga.
Ora l'unica cosa da fare era rimettere ordine.

Roba da non credere a quanto poco il tempo possa fare contro certi ricordi.
Mentre stretto nelle spalle camminava lungo le strade buie notava quando quei mattoni rossi delle piccole case fossero rimasti immobili negli anni.Quando quelle strade avessero mantenuto gli stessi profumi.
Gli sembrava di essere ancora lo stesso ragazzino che durante le sere di inverno se ne rimaneva in giro anche da solo, a pensare al proprio futuro lontano da quelle quattro rocce.
Curioso vedere come il suo futuro l'ha riportato proprio qui.


Il Lupo sapeva gia dove l'avrebbe trovato.
Se ne stava li da ore a bere birra,nell'angolo del vecchio bar del paese.
Prima o poi lui sarebbe venuto qui.Non c'e altro posto dove andare.Non c'e posto in cui potesse scappare.

Il Lupo aspettava pensando a come si era innamorato di lei.
A come l'aveva persa.Pensava sopratutto alle sue lettere in carcere.
La cosa piu preziosa che gli fosse rimasta.

Quando lui entrò,con la sua banda di ragazzini pallidi e dallo sguardo incazzato,il tempo si arrotolò in se stesso ,fermandosi un pò nell'aria pesante del bar.
Il tempo ricominciò la sua corsa solo quando gli occhi del Lupo e del suo nemico si incontrarono.
Gli occhi di lui guardarono gli occhi del Lupo come si guarda un amico che torna dopo anni e anni da una lunga guerra.
Ma durò poco.
Perchè lo stava aspettando.Lo aspettava dalla notte dell'incidente.

Si sorridono.
"Non sei cambiato proprio per il cazzo"
Il Lupo invece si sente fin troppo cambiato.
"Dici?Tu ti sei ripulito?"
"Ne sono fuori.Da un po.Un annetto, poco più.A volte mi sveglio ancora di notte, a volte ci penso...ma poi passa.Sono pulito"
Da non credere come l'odio covato a lungo si trasformi in qualcosa di impalpabile.Incolore.Inodore.
Come qualcosa che diventa parte di te, anche se fa male.
Si parlano.Senza togliersi gli occhi di dosso.Nemmeno un secondo.
Non c'è nemmeno tensione.Entrambi sanno che è in corso semplicemente lo svoglersi degli eventi.Quello che deve succedere per forza di cose.
Lo sanno anche quando parlano di dove siano finiti tutti gli altri.
Chi si è sposato.Chi è ancora dentro.Chi non si sa bene dove sia.
E' tutto assolutamente gelido e freddo.
Talmente freddo che la neve ha cominciato a scendere.
"Senti, tu sai perche sono qui"
"Ma certo che lo so.Lo aspetto da tanto"

Incamminandosi lentamente e soli sotto la neve,con lo sguardo terrorizzato di chi li seguiva dalle finestre del bar, il Lupo cominciava ad avere una sensazione strana.
Come se tutto questo avesse in fondo qualcosa di sbagliato.
Una specie di nausea.
Una una nausea crescente per il fatto che non c'è reazione per quello che sta succedendo.
Sa cammina sorridendo sotto la neve verso la piazza deserta, verso la sentezza da eseguire con totale serenità.Come se fosse semplicemente normale.
E in tutto questo c'è qualcosa di sbagliato.
Il Lupo si sente dire di come se lo meriti, di come non se lo sia meritato la sua donna, di come dovrebbe essere morto lui tra quelle lamiere e che il fatto che ora sia pulito non giustifica nulla.
Il Lupo sente perfettamente che non è un modo di fuggire.Lo sguardo è quello di chi è morto da tempo.
"Avanti,fallo se devi farlo"
La sua pelle bagnata dalla neve aspetta solo la fine di questa storia.
In un lampo, all'improvviso lo scatto di una lama e un colpo secco.

Ora è li, steso sulla neve, con lo sguardo perso,e un profondo taglio al petto.
Un taglio come tanti altri ne ha ricevuti.
Niente di nuovo.
E' ancora vivo,ma come morto.
Mentre si allontana con gli occhi lucidi,il Lupo non si volta nemmeno un attimo.
Tornato per uccidere, pensando di trovare il verme strisciante oggetto del suo odio, pensando di non avere piu una vita, trova un uomo rinsecchito, avvilito, disperato come lui, come questo paesino, coma la loro giovinezza, e solo li si è accorto che forse uno straccio di futuro può ancora esserci.
Chi vivrà vedrà, e lo vedranno tutti e due.

venerdì 26 marzo 2010

Fuori i secondi


Mi sono sempre chiesto se avesse un senso preciso il fatto che il sapore del sangue fosse quello del ferro.
Ricordo da bambino mente mi colava dal naso,quando cadevo di faccia dalla bicicletta,quando ci prendevamo a schiaffi , il mio sangue aveva il profumo degli attrezzi di ferro di mio nonno.
Aveva il sapore della forchetta quando la succhiavo in attesa del piatto di pasta.
Questo mi distraeva,mi sollevava,mi faceva dimenticare la botta appena presa e per qualche motivo misterioso,mi faceva sentire bene.
Anche ora che sono all'angolo a farmi bestemmiare addosso dal coach, a farmi lavare la faccia sento il profumo del ferro galleggiare nella bocca.
Il pubblico oggi è meno partecipe del solito.Non ho ancora sentito il classimo "dagliele" venire dalle mie spalle.
C'e quel continuo intenso brusio da palestra.Un costante rimbombo di voci e risate.Un eco continuo e distratto.

Alla ripresa lo stendo.
L'ho stancato per tutto il tempo.Ho incassato anche troppo.
Cazzo ha un pungo di ferro.Ma non ha speranza.Lo tengo in pugno.Questione di resistenza.
Le ultime sassate l'hanno stordito di brutto.La prima volta che si fa trovare scoperto e' mio.
Certo per un pugile in Italia non c'e mai grande speraza di guadagnare,ma la mia carriera me la sono fatta bene.Ancora un paio di incontri e mollo.Incontri ben pagati.Poi mi dedichero' al negozio di articoli sportivi.
Magari faro l'allenatore.Di sicuro e' arrivato il momento di finire.
Il mio collo ha gia un sacco di problemi.Un distacco della retina gia curato.
Non vorrei mai finire come quel ragazzo che si allenava con me anni fa.
Punch drunk la chiamano.Sembra costantemente ubriaco poveraccio.Troppi pugni ti rendono un imbecille a lungo andare.
Si sono un pugile e fa parte del grande gioco,ma fanculo.
E' una buona cosa percepire i propri limiti.Sbaglio?
Ma intanto devo pensare al mio nemico li spiaccicato nell'angolo.
Un nemico che si muove bene, con un buon sinistro, ma senza speranza.Non c'è l'esperienza.Non c'e resistenza.
Lo staranno pompando ora.E infatti eccolo li il coach,tutto piegato su di lui.
Sembra che lo stia baciando.
Invece credo addirittura che lo stia schiaffeggiando.
I pugni devono averlo addormentato,stordito.
Il mio diretto rimane uno dei piu forti che puoi trovare in giro,ammettiamolo.
Vedo che strizzano un bel taglio allo zigomo sul bel visetto del mio nemico.Bene.
Dato che sono qui a sputare saliva rossa nel secchio se lo merita tutto.
Parte del gioco.

Qua si ritarda a ripartire.
La gente sta fischiando.Vuole vederci scannare.
Lo speaker sta dicendo qualcosa ma io non lo ascolto.
Vedo lo sguardo perso del mio nemico.Troppo perso.Troppo spento.
Troppo forte il mio diretto.
Sono una molla elastica con i denti insanguinati.
Pronto a finire sto cazzo di match.
E' la ripresa.Saltello verso il centro ma il mio nemico non si muove.
Mi guarda a due passi dal suo angolo.Mi guarda con uno sguardo da bambino.
Un bambino con il viso sfregiato e con le spalle tatuate.
La gente non parla piu.
C'e un silenzio in che in questi ambienti non senti mai per fortuna,perche è davvero un brutto segno.
I due angoli non fiatano.Si guardano.Ci passano attraverso e si guardano.
Svegliati, muoviti, saltami addosso.Sono il tuo nemico.
Ma è immobile con le braccia distese sui fianchi.
E il silenzio continua per lunghissimi frammenti di secondo.Finche non sento lo stridere di scarpe da ginnastica fare eco nella palestra e li qualcosa si sblocca.
Il mio nemico,con il viso spento sta precipitando di faccia.Cade dritto come un palo.Rimbombando sotto le mie scarpe.
Mi allontanano di peso,mentre mezzo mondo sale sul ring.lo girano ,gli aprono gli occhi,gli puntano una pila, gli massaggiano il petto.lo legano al lettino dei paramedici.Lo portano via.Nel casino piu totale.
Che fine di merda per la mia carriera,che fine di merda per la sua.
Sperando che solo sia la sua carriera a finire...
Il negozio di articoli sportivi.
Vedo mia moglie che mi guarda con le mani sulla bocca li ferma davanti alla sua sedia, mentre tutti non sanno stare fermi e si aggrappano al ring.
Chissa se il mio nemico ha una moglie, una famiglia.
La mente corre ad Ernie Schaaf,
Io di certo non sono Carnera però.
E la cosa brutta è che ora non sto provando niente.
Articoli sportivi.
La mia famiglia.
Gli occhi di mia moglie.


Parte del gioco.
credo.

giovedì 25 marzo 2010

Un continuo pulsare


Nel medioevo piu buio,mentre la peste devastava i villaggi e falcidiava l'Europa,molti fuggivano dai borghi per darsi a sfrenate danze,lontani dai luoghi della vita di tutti i giorni,ormai teatro di morte.
Danze di giorni interi,ad esorcizzare il male,oppure ad aspettarlo...
Beh oggi non ci sarà quella peste,forse ci sono mille pesti,forse nemmeno una,ma di sicuro ancora oggi noi scappiamo,e danziamo per giorni.Balliamo fino allo stremo per non pensare alla paura.
La paura del vuoto.

In questo capannone abbandonato sono per lo meno tre giorni che continua il martellamento.
Frenchcore continua, ininterrotta da troppo.Spero in una virata Goa per la notte che si prepara.
Non chiudo gli occhi da non so quanto tempo.Le voci mi arrivano lontane.Confuse dal fragore metallico delle battute che si schiantano sul fondo dello stabile.
Qualcuno fortunatamente sta pensando di cucinare qualcosa.
Mentre cerco di distinguere il profumo la scena di una ragazza che fa una pera intramuscolo sul culo di un tizio messo a pecora mi riporta bruscamente alla realtà.

Dopo ore,giorni di profondo pulsare il senso del tempo muta drasticamente.Tutto e' molto dilatato.Passano due ore e sembrano dieci minuti.
Il sole è calato da un pò ma l'umidità , dopo questi giorni di fuoco,non si sente più.Pochi superstiti continano con la danza ipnotica con la testa infilata nel sound system.
La maggior parte della gente stesa appoggiata alle colonne bagnate del capannone.
Scalciando le lattine vuote e scatole,spostandosi verso il fondo dello stabile,le onde sonore alle spalle ha qualcosa di mistico.
Vibrano le pareti,galleggiano luci azzurre.
Non vedo la faccia affondata nel buio del cappuccio del ragazzo che mi sta passando la chetamina.
Una felpa sporca e dal buio al suo interno mi guarda.
Non so descrivere i brividi di terrore.
Per favore allontana questo orrore artificiale.Allontana da me questo ombra incapucciata.La paranoia si e' impossessata di me.
Respiro.Cerco di riprendere il controllo.Ormai sono abiutato.Lo so fare.
Piano piano riprendo il controllo.
Vorrei solo dormire.Le gambe mi sembrano di gomma da molte ore ormai.
Il terreno sporco e' come un materasso.Sembra di affondare.Una palude.
Cemento mobile.
Che la chetamina affondi la mia testa all'interno del mio corpo.
Che spenga il mio cervello.
Una volta si ballava per giorni per esorcizzare la morte,la paura.L'eterno pulsare del Goa mi spinge verso il niente.Finalmente.

Quando apro gli occhi mi accorgo del silenzio piu nero.
Per quanto ne so potrei aver dormito giorni.
Non sono solo.Ragommitolati addosso alle pareti decine di persone dormono abbracciate ai loro cani.Le vedo illuminate da una pallida luce che entra dall'esterno.Ma e' una luce morbida.Una luce silenziosa.
Ora che il cervello comincia a svegliarsi,giovane e fresco come appena nato,mi rendo conto che questo silenzio,non e' affatto normale.
Trascinandomi all'esterno dovrei almeno vedere il centro della citta,illuminato all'orizzonte.Ma non c'e nulla.C'e un manto nero al posto della pianura.
Black out.Buio a perdita d'occhio.Solo la luna ad ammorbidire il nero pesto.
Sembra che questa festa primitiva abbia riavvolto il nastro del tempo.
Non c'e traccia di progresso.
Che non ci sia traccia di progresso me ne accorgo quanto guardo il cellulare.Una macchinetta di plastica e circuiti,vuota,una schermo che non da segno di funzione.
Leggermente illumianto,ma vuoto.Sembra che non esista piu la telefonia.
Dietro la collina si prepara un temporale.
I tuoni per la prima volta da quando ero bambino,fanno paura.Siamo tornati preda di terrori ancestrali,nell'arco di un rave di 5 giorni.
Eppure non e' la paranoia,non e' l'acido,sono io ad avere paura.Una paura lucida.
Qualcosa e' successo.Qualcosa di strano.


Una volta raggiunta la città pare che non siamo gli unici ad aver percepito qualcosa.
Le strade buie sono popolate di persone che parlano,che si agitano,che si interrogano.
Il black out sembra essere arrivato nel momento sbagliato.
Il freddo non accenna ad andarsene in questi giorni.Qualcuno ha acceso un fuoco dentro un bidone all'angolo della strada.I riscaldamenti non partono in casa evidentemente.
Racchiuso nel mio grosso cappuccio non oso ancora parlare con nessuno.La gente si guarda con un certo sospetto mi sto accorgendo.L'aspetto nostro non è di aiuto credo.
Tutto e' spento.
Spento completamente.
NOn c'e un computer ,un telefono, una luce che funzioni.
Nulla di nulla.



Sono passati quattro giorni,e da un paio non c'e una notizia da parte di nessuno.
Molta violenza si e' scatenata delle stradine piu nascoste.
Le vetrate dei supermercati sono quasi tutte sfondate.
E nessuno sta capendo niente.
Vorremmo tutti sapere cosa succederà tra qualche giorno quando non ci sarà più nessuna provvista da prendere.Quel poco che l'esercito ha portato in centro sarà presto finito.
Gruppi di persone autonomamente si stanno organizzando,armate.dove l'esercito non e' arrivato oppure sta sbandando.
Inutile dire che la legge non esiste più.
Non c'e modo di comunicare pare.Presto le forze dell'ordine cominceranno a perdere la testa come tutti noi.
O almeno quelli che non l'hanno gia persa.
Pure gli sbirri si portano via roba dai negozi.
Ho visto poliziotti menarsi tra loro di fronte ad un negozio di alimentari Pakistano.
Non oso pensare gli ospedali.Non oso pensare alle carceri.
Forse sarebbe il caso di armarci.


Ci siamo ritrovati sopra il piu alto palazzo.A guardare le stelle del cielo Friulano.
Stavamo pensando che non c'e niente fa fare.
Il mondo pare arrivato alla fine.
Qualcuno si ricorda dell'idea che dal sole sarebbe successo un casino in questi anni.
Le esplosioni solari o qualcosa del genere.Avrebbero fottuto ogni forma di progresso.
Le centrali elettriche etc...
C'e da rubare piu benzina possibile.Cercare di raggiungere la campagna piu isolata.La Toscana.
Il ragazzo con la cresta che si e' unito a noi tira fuori il problema del cibo.
Lui dice di saper coltivare.Si raggiungere le colline toscane.Armati.
Insediarci da qualche parte.
C'e la comunità degli Elfi ricorda qualcuno.
Raggiungiamoli dico io.Armati penso.
Tutti questi ragionamenti sono interrotti da raffiche di mitra ai piedi del palazzo.Urla, e poi basta.
Sono giorni violenti.Quanto era fragile il nostro mondo.
Chissa cosa succede nelle grandi città.Nel resto del pianeta.
Immaginiamo l'Africa piu nascosta,che non si e' accorta di niente.Non si e' mai accorta di niente,fortuna loro.
Immagino come sia nella foresta piovosa,il ritmo lontano e continuo di rituali lontani.Un continuo gocciolare,la luce che filtra dagli alberi, gli insetti.

L'altra notte abbiamo difeso una ragazza da un gruppo di cani bastardi ubriachi.
Non sentivo piu le braccia da quanto ho sbattuto la spranga di ferro sulla faccia di quel poveraccio.Ma non me ne fregava niente.Non fregava niente a nessuno.Nessuno parlava.Nessuno muoveva un dito.Nemmeno più lui.
Non vedevo il suo sangue.Troppo buio.

Pensavo a questo, quando una esplosione di luce ha illuminato a giorno il cielo.
Ritirata in una immensa palla all'orizzonte,l'eco del botto ha fatto vibrare ogni cosa.
Lontana la luce diventava rossa e piccola.Un brontolio continuo rimaneva....


E' passato quasi un anno da quando il mondo si è spento.
Il caos ha regnato per un mese quasi, prima che il Giappone con le sue centrali elettriche tenute spente proprio in previsione di una cosa del genere,rimettesse piano piano in moto le cose.Un mese che ha fatto fare un balzo indietro a tutta la civiltà.

Alcuni satelliti sono precipitati sulla terra.Alcuni centrando in pieno grosse città.
Londra non esiste quasi più.
Una città fantasma resa radioattiva nell'impatto.
Alcuni in Italia.Alcuni in Africa.Molti nell'oceano.Molti abbattuti poi quando la NATO ha ripreso a funzionare.
Sara difficile capire quanti morti.
Sarà difficile capire come l'occidente si rimetterà in piedi.Se si rimetterà mai in piedi.
Noi per ora,continuiamo a coltivare la nostra terra.Ad allevare le nostre bestie.Ad oliare i nostri fucili.
A difenderci.A rimanere isolati.
Nessuno ci cerca e nessuno ci vuole.
Paura del vuoto non ne abbiamo più.

giovedì 11 febbraio 2010

MORFINA



La prima cosa che sento appena apro gli occhi è "morfina".
La seconda è "riduzione anale".
La prima mi piace,la seconda meno anche se non capisco che significhi esattamente e se riguarda me.
Non ho la forza ancora per cercare di vedere l'entita del lavoro che e stato fatto ,anche perche in realta' non ho bene idea di cosa mi aspetta.
Non so perche ma una delle prime cose che mi saltano in mente sono quei film porno ospedalieri dove ogni paziente ha la forza di darsi da fare con le infermiere.
Dovrei farmi lasciare un po di preanestesia prima di farmi dimettere.
Bella esperienza.
L'anestesista,mentre la stanza mi ruotava lentamente attorno e il cervello si faceva piu morbido ha voluto mettere su i Pink Floyd in sala operatoria,giusto per farmi provare l'effetto.
Una bella espresienza anche se fusa con il dolore che provavo in quei momenti.

Prima di precipitare in un sonno senza sogni ricordo solo alcuni flash di quello che mi aveva portato li.
Alcuni flash dei tavoli che volavano,di bottiglie rotte in testa,pugni in faccia.
Ricordavo io che fracassavo la fronte di quello sconosciuto che aveva schiaffeggiato la sua tipa,prima che scoppiasse il casino.
Chissa che fine ha fatto lui.
Prima che qualcuno mi accoltellasse alle spalle,la sua faccia sporca era scura di sangue,come il bancone al quale stava aggrappato.
Forse e' stata proprio lei ad accoltellarmi.
Quella ragazza lentigginosa e dai lunghi capelli rossicci.
Quella ragazza sconosciuta che avevo voluto difendere,nel bel mezzo di quel macello.
Un locale distrutto.
Forse trovero' la polizia a piantonare il reparto.


E' mezzanotte piu o meno e fuori c'e una tiepida serada primaverile,ma dal mio posto letto sembra una di quelle sere invernali che sembrano fatte apposta per farsi coccolare da un avvolgente calore amniotico.
Sembra tutto perfetto.
Poco importa se sei stato aperto e tagliuzzato all'interno per quattro ore.
Nessun fastidio mi danno i tre tubi che liberi si piantano nella pancia per drenarmi le schifezze che galleggiano tra fegato e budella.
Quasi non mi accorgo del tubo che dal naso mi arriva allo stomaco.Non e' un mio pensiero per ora.
Nemmeno quella cannetta di gomma nel cazzo mi da fastidio.
Poco importa se nei giorni a seguire ogni spostamento del sacchetto del piscio mi tirera la prostata e tutto il resto.
Poco importa anche se sedermi a letto sembrera la scalata di un everest.
Ora quello che importa e' il residuo del potente oppiaceo che mi rende cosi sereno da non voler mai che finisca la notte.
Quel sacchetto bianco di antalgica rende il mio corpo qualcosa di inutile.
Non importa se nei giorni a seguire ogni suono lontano dai corridoi mi si formera in immagini assurde nel cervello,e se allucinazioni di insegne colorate,figure al neon e voci inesistenti tormenteranno i miei riposi.
Quello che conta ora e' un sonno perfetto.Tornare bambini e sereni e dormire una notte lunga e dolce,quasi sorridendo sotto la maschera dell'ossigeno.

sabato 6 febbraio 2010

TEORIE INCOMPLETE



Siamo sparati nel buio e quando ci scontriamo succede e basta.
Non c'e nulla da fare.L'incontro non e' mai morbido,e fa uscire cio' che di elementare c'e in noi poveri illusi , che pensiamo di essere l'unita di misura della nostra stessa vita.
Un amico,un sguardo,un cane randagio,una donna,un uomo.
Chiunque puo frantumare la nostra sfera ideale.
La nostra forma perfetta,la nostra ragione d'essere che si basa su noi stessi.
Chiunque puo far uscire da noi quello che nessuno si aspetta.
Non si trova mai la soluzione del nostro rapportarci agli altri.
Ceniamo in ristoranti,corriamo per le strade,litighiamo,lavoriamo
dormiamo in compagnia,abbiamo orgasmi simultanei,ridiamo,ci facciamo domande,distruggiamo speranze ma alla fine siamo sempre tutti parte di una teoria incompleta.
Una teoria dove manca sempre qualcosa,un fondamentale elemento per spiegare il concatenamento di tutto.
Una rompicapo che nessun esperimento sembra risolvere.

Proprio a questo pensavo quando camminando lungo la banchina,facendomi bombardare le orecche dall'IPod,osservavo la massa di gente cozzare mentre scendeva velocemente dal treno.
Non so bene perche non me ne fossi rimasto a casa quella mattina.
La stessa notte la mia vita era cambiata.
Sconvolta direi.Tutto quello in cui ero convinto fosse il mio futuro,all'improvviso,non esisteva più.
Ero solo e senza futuro.Tutto in poche ore.
La cosa sorprendente è che dentro di me non era cambiato nulla.
Pallido nel viso.Pallido nella mente.
I miei occhi senza riposo,dietro i Ray-Ban,guardavano i visi della gente e cercavano di capire cosa si nascondesse in loro che in me non c'era.
Ero una specie di spugna che non aveva assorbito bene.Secco dentro.
E camminando guardavo quel film,distante anni luce.
A proposito di luce.
Strano quando non dormi da giorni,come perda colore ogni cosa.
Tutta sembra diventare bianco e nero.Sopratutto bianco...

Quel giorno avevo un esame.Ma non andai.
Me ne gironzolai in città ,a guardare le vetrine,osservare la gente,pensare a come avevo finito quella storia.
Pochi tempo fa pensavo pensavo ad un appartamento da affittare,e magari un figlio da mettere in cantiere.
Difficile da risolvere il mio problema.
Come entrare nella vita normale,quella cosa che si svolgeva ad un passo più in là.
Quella cosa a cui sembravo appartenere e invece non era cosi.


Oggi vivo in un film muto.
Senza parole.Senza comunicazione.Senza vibrazioni che non siano quelle delle cuffie a cono infilate nelle orecchie.
Tutto sembra calato in un infinito pomeriggio di inverno.
Continuo a guardare alla gente come qualcosa di lontano.
A volte mi sembra di cogliere uno sguardo che muove ricordi,sensazioni,calore.
Ma sono sensazioni che si perdono subito in un mare calmo,dentro la mia mente.
Una mente diventata spietata.
Assassina.
Sola.

Siamo qui,come all'interno di un immenso acceleratore molecolare,sepellito sotto la terra di una civilta' ormai dimenticata
che vortichiamo in attesa della prossima collisione,e in attesa di risolvere questa incompleta teoria.

lunedì 18 gennaio 2010

Creatura



Era sicuramente Gennaio.
Chiamavano neve per la notte.Ricordo benissimo,erano mesi che mi sembrava di non incontrare nessuno per la strada.Le persone con cui avevo a che fare per lavoro,mi apparivano appannati,lontani,come se fossero racchiusi in una bolla.Erano come automi.Proiezioni.Rispondevo,sorridevo,se era il caso ma per lo piu facevo il mio lavoro in silenzio.
Si,era come se vivessi in silenzio da mesi ormai.
Vedevo solo strade buie e vuote.La mattina prendevo la strada quando il sole era ancora nascosto.L'asfalto freddo lo percorrevo senza attenzione e quando scendevo guardando le prime luci all'orizzonte della strada,vedevo solo marciapiedi deserti,come se lo fossero sempre stati.Neri,proprio quando la strada comincia ad illumianarsi.
Dopo una giornata assieme agli ologrammi e agli automi miei colleghi,si esce accolti sempre dal solito buio.
L'oscurita' della sera e' piu calda,piu umida e vischiosa.Piu fastidiosa forse.
La strada per uscire dalla citta' e' una lotta contro macchine urlanti,che a me sembrano vivere di vita propria.Un vagabondare continuo senza meta e senza personalita'.Tutto una proiezione.

Beh ricordo che era Gennaio e scelsi di fare la lunga strada alberata che porta fuori citta',verso casa mia.Un rettilineo non illumianato.Lunghissimo e sempre deserto.Silenzioso,tanto farmi venire voglia di farmelo a piedi.
Da entrami i lati una distesa di campi e poche luci in fondo all'orizzonte.
Qualcuno mi ha detto che hanno girato un sacco di scene di film su questa strada.
Momenti in cui guidare diventa molto rilassante.Coccolato dalla musica e dal calore del riscaldamento tornavo a casa,senza nessuna fretta.
Attratto dal buio,dal silenzio che fuori dalla mia macchina regnava,e dalla voglia di pisciare,accostavo.
E' stato proprio li,mentre mi godevo quel lontanto,indistinto luccicare lungo l'orizzonte nero che mi sono accorto che da dietro l'albero su cui stavo pisciando sbucava la testolina di quello che mi sembrava un gattino.
Una specie di strano gattino,ma dagli occhi davvero grandi.
Ritrassi come quando mordi un limone,appena vidi che non era un gattino.Ma che cos'era poi...
Una specie di grosso topo?Una cosa davvero strana.Un animaletto dal viso dolce di cucciolo,due occhi enormi e tristi.Un corpicino sorprendentemente piccolo rispetto alla testa.Una specie di piccola scimmietta.Lenta e impacciata come un piccolo bradipo spaventato.Con un pancino gonfio.
Il ribrezzo del trovarmi qualcosa di cosi bizzarro si spense appena quelle grosse biglie tristi mi guardarono dritto in faccia.
Due occhi cosi dolci non li avevo mai sognati.Nemmeno nei miei più solitari pensieri.
Occhi grandi e scuri,mentre con le piccole zampine si portava una foglia alla piccola bocca.
Cosa potevo fare ora.Mi trovavo di fronte ad una creatura che mai avevo visto.Razionalmente potevo pensare a qualcosa di scappato da uno zoo.
Da una casa di un tipo strano di quelli che si mette animali esotici in casa.
Un lemure poteva essere.Mi pareva assomigliasse a un lemure.
In ogni caso quella cosetta dall'infinita dolcezza risputava la foglia.Non la mangiava,e aveva tutta l'aria di avere bisogno di nutrirsi.
In quell'inverno solitario e freddo inutile avevo bisogno di prendermi cura di qualcuno o qualcosa.
L'innocenza immensa e spaventata di quella esile figura che mi si avvicinava gemendo triste come un cagnolino abbandonato mi prese al cervello subito.Lo presi in braccio con cautela e lo misi nel sedile passeggiero.E cosi rimase,silenzioso a guardarmi guidare,senza trasparire spavento.
Lo sguardo di gratitudine di quell'esserino riempiva immediatamente la mia mente e il freddo di quella sera.
Osservando bene la creatura alla luce ora era piu chiara la sua forma di piccolo peluche.Sicuramente una specie di lemure.Avrei dovuto portarlo dal veterinario assolutamente.
Strana cratura davvero.Piccola che stava nella mia mano.Camminava aiutandosi con le zampine anteriori.Ti guardava con uno sguardo spaventato e dolce.Tenero da morire.
Una gioia immensa si impadroniva di me nel guardarlo.
Mi ero gia affezionato.Forse non era una buona idea..
Ora si doveva capire come nutrirlo.Provato tutto.Nemmeno il latte.Qualsiasi cosa ho provato.Temevo fosse malato e morente,anche se si ostinava a curiosare fuori dalla cesta in cui l'avevo sistemato.Lo sguardo di quell'essere mi faceva sprofondare in una sensazione nuova.Una dolcezza mai provata prima.
Mi sentivo piu protetto di quando da bambino stavo tra le braccia di mia madre,la sera,guardando la tv.
Piu perso di quando accarezzavo i capelli della mia ex moglie.
Non era assolutamente naturale.Sara stata la solitudine fredda di quell'inverno che si preannunciava lungo.Sara stata forse una forte depressione che bussava alla mia testa e di cui mi disinteressavo.Sarà stata la mancanza di sentimenti che ormai da tanto tempo creava un vuoto pneumatico dentro di me.
In ogni caso quella creaturina stava bucando questo sacchetto di vuoto facendo entrare una aria tiepida.Un torpore magico come quello che ti accompagna al sonno,appena prima di dormire mentre fuori dal tuo letto si gela.
E infatti decisi di dormire sul divano mettendomi la creatura appoggiata sul braccio.Quella piccola testolia si appoggio' lenta al palmo della mia mano e si lascio andare,come me,ad un sonno improvviso.
Mi risvegliai con una strana sensazione di vertigine e una forte difficolta ad aprire gi occhi.
Appena riuscii a focalizzare bene,e ad alzare il collo mi accorsi di quello che stava facendo la creatura.Con la sua piccolissima bocca stava succhiando il mio mignolo,roteando lentamente la testolina.Una smorfia di disgusto mi ributtò immediatamente nel sonno.
Ricordo che sognai la lunga strada lungo la quale avevo raccolto la creatura.
Pero' nel sonno era un pomeriggio d'estate e un vecchio stava cercando qualcosa nel fosso accanto alla strada.Nel sonno chiedevo se avesse bisogno di aiuto ma non si voltava.
Era mattina quando mi alzai dal divano cercando la creatura.
La ritrovai in bagno intenta ad accarezzare le piastrelle gialle della doccia.
Era la cosa piu dolce che avessi mai visto.Sembrava quasi sorridesse ora che la prendevo in braccio per portarla nella sua cesta.
No niente verterinario.Quella dolcezza sarebbe riamsta con me.Avrei trovato il modo di nutrirla pensavo.Il fatto e' che avevo gia capito,ma cercavo di ignorare il rigolo di sangue rappreso che mi percorreva il mignolo.
Avrei un attimo cercato qualcosa a riguardo,magari in internet.Forse non era sana la cosa ma era quello di cui avevo bisogno.Qualcosa di cui occuparmi.Qualcosa da amare.Qualcosa che ricambiasse.


Ora sono passati...boh..mesi?anni?non lo so piu nemmeno io.
Nessuno si e' interessato a cercarmi dopo che ho mandato a fanculo il mio capo al telefono.Non avevo piu nessuno gia da prima a pensarci bene.Con il tempo siamo rimasti io e la creatura.Lei con il mio sangue.Io con la sua infinita e profonda dolcezza.Talmente profonda e innaturale da farmi pensare di sognare.Tanto vertiginosa da farmi commuovere.
Ho cominciato a uscire solo per prendere quelle due cose da mettere in bocca.Il resto del giorno lo passavo a giocare con lei.La fargli rincorrere palline,a fargli il solletico.A farla dormire nelle mie mani.A farmi succhiare il sangue dal collo,mentre il suo profumo di fiori secchi mi innebriava.
Mentre si nutriva io dormivo e spesso sognavo quel vecchio che continuava a cercare nell'acqua verde del fosso,e che sogno dopo sogno si spingeva sempre piu lontano.
Davvero non ho idea del tempo che sia passato.Puo essere passato un secolo ormai.
Da tanto tempo ormai non mangio piu.Nemmeno alzo le persiane.
Forse fuori non c'e piu nulla.Magari il mondo e' finito e' rimane solo un pianeta di rovine.
La mia casa progressivamente si e' fatta sporca e umida.Vaste macchie di muffa occupano il muro.La polvere e' ben visibile e galleggiante dell'aria.La mia pelle oramai secca e rugosa come quella di un vecchio.I miei capelli lunghi e bianchi sembrano quelli della mia vecchia nonna.
Le mie costole sporgenti mi danno l'idea di quanto poco rimanga.
Sto morendo felice e sorridente.Innamorato di quella creatura innocente.
So che oggi sara l'ultimo giorno.Lo so perche l'ultima volta che la piccola si e' nutrita ho sognato il vecchio.Ma stavolta si e' voltato verso di me guardandomi con occhi sbarrati,immensi e rossi,e un sorriso crudele come quello di un clown.L'ultima immagine prima di svegliarmi sono i suoi enormi denti gialli.
Ho capito che ho dato la mia anima a lui e alla sua magnifica creatura d'amore che mi sta guardando con occhi lucidi.
Moriro' davvero felice, e non so quanti lo possano dire.